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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La rivoluzione dietro l’angolo. Gli anarchici italiani e la rivoluzione messicana 1910-1914

Michele Presutto

Foligno, Editoriale Umbra-Quaderni del Museo dell’Emigrazione, 169 pp., € 12,00 2017

Il saggio di Presutto prende le mosse dalla partecipazione alla Rivoluzione messicana degli anarchici italiani presenti negli Stati Uniti e dall’influenza che essa ebbe nella ridefinizione del movimento libertario dell’emigrazione. In questo contesto, vengono approfonditi i rapporti instauratisi tra comunità politiche di nazionalità diversa nonché le caratteristiche proprie del transnazionalismo anarchico. Di particolare interesse è l’indagine condotta sulle relazioni intercorse tra l’immigrazione italiana e quelle spagnola e cubana con la formazione di ambiti interetnici, come fu il caso di Tampa, dove la vicinanza linguistica e l’omogeneità sociale permisero la formazione di un’unica comunità operaia latina contraddistinta da un linguaggio condiviso: l’italianized spanish. Ad accentuare tale coesione concorsero anche elementi di tipo negativo quali la linea del colore, causa dell’esplosione di violenti episodi di razzismo sia sociale sia istituzionale. Nell’intreccio tra race and labor, i legami di solidarietà interetnica trovavano una loro concretizzazione nella rivendicazione politico-sindacale fino a scaturire in atteggiamenti dal carattere sovversivo. Da questo punto di vista, lo scoppio della Rivoluzione in Messico attirò le tensioni di riscatto che albergavano nelle comunità immigrate. Gli anarchici italiani furono tra i più reattivi, animati dalla convinzione che la partecipazione al rivolgimento messicano significasse «andare a costruire l’utopia» (p. 47). Ma l’utopia si rivelò più lontana di quanto avessero immaginato. Fin da subito emersero serie divergenze nella percezione degli eventi, riferibili a questioni etnico-politiche ma anche al carattere della Rivoluzione e alla qualità dei suoi protagonisti, fino a determinare una profonda scissione negli ambienti libertari. La Rivoluzione messicana presentava dunque una doppia valenza: fu elemento di radicalizzazione e di coesione ma anche motivo di seria divisione che si sarebbe cristallizzata nel movimento sovversivo, fino ad assumere caratteri degenerativi, con riflessi che sarebbero andati ben oltre i confini nordamericani. Sebbene si andasse delineando una nuova mappatura delle diverse appartenenze della sinistra italiana dell’emigrazione, il testo concede forse un eccessivo peso al rivolgimento messicano quale causa di una ridefinizione più complessiva dell’anarchismo. Al tempo stesso, esso permette di affrontare alcuni problemi irrisolti della corrente libertaria, tra i quali riemergevano le diverse opzioni di origine risorgimentale comprese tra l’internazionalismo mazziniano, l’interventismo garibaldino e l’insurrezionalismo pisacaniano. Ben sostenuto dalle fonti d’archivio e a stampa utilizzate, il volume indaga inoltre gli aspetti costitutivi del transnazionalismo anarchico, inquadrandolo nella sua natura di nazionalità deterritorializzata posta in una relazione complessa, a tratti contraddittoria, con le altre reti sovversive transnazionali


Roberto Carocci