SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’altra metà dell’Europa. Dalla Grande Guerra ai giorni nostri

Francesco Guida

Roma- Bari, Laterza, 337 pp., € 26.00 2015

L’a., ordinario di Storia dell’Europa centro-orientale presso l’Università Roma Tre, na- sce come specialista di storia della Romania moderna e contemporanea. Ha poi allargato il suo campo di interessi all’area che, fino al crollo dei locali regimi comunisti, «in Occidente» veniva designata «Europa orientale». Dopo quella data è venuta diffondendosi la dizione di Europa «centro-orientale»: probabilmente come conseguenza dell’influenza dell’opinione sostenuta da diversi storici accademici non-conformisti di diversi paesi europeo-orientali, ancora nell’epoca della loro appartenenza al «blocco sovietico» (ad esempio, ungheresi), che intendevano marcare una differenza socio-culturale del proprio paese da quelli che, nel 1991, si sarebbero formati come Stati indipendenti staccandosi dall’Unione Sovietica; e rivendicare, magari, una più antica appartenenza all’Impero austro-ungarico, che sarebbe difficile definire semplicemente come una formazione statale europeo-«orientale». Il libro ordina la propria trattazione secondo una struttura stabilita dal capostipite di questo genere storiografico, François Fejtö, Storia delle democrazie popolari (Milano, Bompiani, 1977): la politica interna paese per paese, all’interno di tranche cronologi- che significative. Un tale criterio viene seguito da Guida non solo per la vicenda storica dell’area nel periodo della sua inclusione nel blocco sovietico ma (forse, in modo più ovvio) anche in quello compreso tra le due guerre mondiali. Un tale ordinamento della materia rischia di indurre una certa stanchezza nel lettore, a causa del ciclico mutamento dello scenario nazionale di cui si dà conto: ma, probabilmente, una tale sistemazione e un tale effetto psichico sono difficilmente evitabili. A questa regola della storiografia dell’Europa orientale ha tentato di sottrarsi il li- bro di Stefano Bottoni, Un altro Novecento. L’Europa orientale dal 1919 ad oggi (Roma, Carocci, 2011), con capitoli di concettualizzazione di eventi analoghi nei diversi paesi. Ma ciò che è di particolare interesse nel lavoro di Guida è che il metodo di esposizione canonico di cui si è detto gli dà agio di presentare, grazie anche alle più ampie possibilità di libera ricerca del dopo ’89, le possibili alternative di sviluppo del sistema socialista non realizzatesi, paese per paese. Un secondo merito di questo libro è la sua valorizzazione dell’ingente – come risulta – contributo dato da studiosi italiani all’illustrazione della vicenda dell’Europa orienta- le contemporanea, soprattutto nel periodo comunista. Si è detto a lungo che, in Italia, la presenza di un forte partito comunista, il Pci, avrebbe compromesso la serenità e la scientificità del giudizio sulla vicenda del comunismo sovietico ed europeo-orientale. Ma, leggendolo, si capisce che quella presenza deve con ogni probabilità essere considerata, in primo luogo, come una fonte del peculiare interesse manifestatosi nel nostro paese per quei temi. Naturalmente, da punti di vista diversi.


Francesco Benvenuti