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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il soldato che disse no alla guerra. Storia dell'anarchico Augusto Masetti (1888-1966)

Laura De Marco

Santa Maria Capua Vetere (Ce), Edizioni Spartaco, pp. 147, euro 12,00 2003

La storia di Augusto Masetti, giovane muratore di San Giovanni in Persiceto che il 30 ottobre 1911, in procinto di partire per la Libia, sparò, ferendolo, al suo colonnello, nelle sue linee generali era una storia conosciuta. L'episodio fu ampiamente riportato dalla stampa, ci furono interrogazioni parlamentari e perizie psichiatriche. Masetti infatti non fu sottoposto a processo penale per un gesto che in base al codice militare comportava la pena di morte, fu considerato irresponsabile e da allora trascorse molti anni in ben quattro ospedali psichiatrici. In un momento di grande tensione sociale e politica il ricovero in manicomio dovette sembrare, come già aveva affermato Cesare Lombroso nel 1894 nella sua opera Gli anarchici, ?una misura più pratica [...]. Perché i martiri sono venerati; dei matti si ride ? ed un uomo ridicolo non è mai pericoloso? (p. 80). Pochi giorni prima dello sparo alla caserma Cialdini di Bologna infatti, il 26 ottobre 1911, si era svolto a Roma un importante convegno anarchico in cui furono discusse le azioni antimilitariste da mettere in atto per fermare la guerra in corso. La fucilazione di Masetti avrebbe probabilmente favorito l'esplosione di altri casi di ribellione. Ben pochi tuttavia credettero alla pazzia di Masetti, egli ?non fu abbandonato o dimenticato, come spesso capitava a chi veniva rinchiuso in manicomio [?] il suo none fu gridato nelle manifestazioni, fu scritto sui muri, fu causa di altre reclusioni? (p. 103). Sorse un Comitato nazionale Pro Masetti e la mobilitazione si estese alla Francia, alla Svizzera, ed anche oltreoceano e il giovane muratore divenne il simbolo delle ingiustizie perpetrate dall'organizzazione militare, una delle figure più note negli ambienti antimilitaristi. Per la prima volta tuttavia, con la ricerca di Laura De Marco, la storia di Masetti viene ricostruita minuziosamente e con rigore, fino all'ultima notizia conservata nelle fonti disponibili. Verbali di interrogatori, perizie psichiatriche, diari clinici, rapporti di polizia, lettere, giornali, opuscoli, ricordi autobiografici hanno consentito all'autrice di tracciare un quadro articolato e complesso delle vicende giudiziarie e manicomiali, di ricostruire le reazioni individuali dell'accusato nel corso degli anni, di cogliere l'eco delle voci dissonanti all'interno della psichiatria. Un altro merito del volume è quello di far luce anche sulle vicende successive agli anni in cui più intensa fu la mobilitazione. A partire dall'entrata in guerra dell'Italia infatti la protesta a favore di Masetti si spense: sembrava che non si potesse più attribuire grande importanza all'agitazione per un singolo individuo. Dimesso definitivamente solo l'8 luglio del 1932, l'8 settembre 1935 Masetti è di nuovo in carcere e poi inviato al confino. Nel 1943 un altro arresto e un altro ricovero in manicomio. Si ha notizia di un ulteriore arresto nell'immediato dopoguerra, nel 1946. Per molti anni ancora in Italia gli obiettori e coloro che manifestarono apertamente la loro opposizione all'organizzazione militare e alla guerra saranno in molti casi sottoposti a perizia psichiatrica, condannati, incarcerati.


Bruna Bianchi