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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia di Angiolo e Laura

Laura Orvieto

Premessa di Giorgio Luti, a cura di Caterina Del Vivo, Firenze, Leo S. Olschki, 2001

Giunge gradita l'edizione integrale del racconto autobiografico di Laura Orvieto, curata con puntuale scrupolo filologico da Caterina Del Vivo, a cui sono dovuti l'ordinamento e la conservazione della rilevante mole di carte del Fondo Orvieto presso l'Archivio Contemporaneo ?Alessandro Bonsanti? del Gabinetto Vieusseux. Induce a formulare l'auspicio che il ricorso a questa filiera documentaria sulla cultura fiorentina e italiana fra Otto e Novecento sia stimolato da questa edizione di fonte, dopo l'importante lavoro collettaneo raccolto in ?Il Marzocco?. Carteggi e cronache tra Ottocento e avanguardie (Firenze, Olschki, 1985, curato dalla stessa Del Vivo), che aveva imposto il fondo all'attenzione degli studiosi. L'interesse del racconto di Laura Orvieto, steso fra il 1936 e il 1939, risiede certamente ? come osserva Giorgio Luti nella Premessa ? in primo luogo nel valore documentario, nella narrazione delle attitudini familiari e di costume, delle relazioni interpersonali, della borghesia ebraica colta fra Milano ? città d'origine di Laura Cantoni ? Orvieto e Firenze, e nella rievocazione dellà di organizzatore di cultura ? dal ?Marzocco? all'associazionismo culturale cittadino ? di Angiolo. E risiede non secondariamente, come osserva Del Vivo, nel carattere di testimonianza, più umana che letteraria nonostante le velleità dello stile, dello sgomento per lo sconvolgimento prodotto dalla promulgazione delle leggi razziali nella vita delle famiglie di origine ebraica. Tanto più in quanto, come nel caso degli Orvieto, le persecuzioni colpivano dove più intenso e partecipato era stato il processo di integrazione nei circuiti dell'economia, della cultura, della società, e anche della politica. A questo proposito vale forse la pena di spendere qualche parola. Il testo è steso senza soluzioni di continuità né esplicite indicazioni interne di datazione, ma è netto lo stacco fra il tono affabulatorio, quasi favolistico della prima parte e l'andamento più concitato dell'ultima, scritta sotto la pressione delle persecuzioni e dell'angoscia per la diaspora dei familiari, e completata nel rifugio di Cortina d'Ampezzo. Lo stacco è anche di sostanza: dalla storia privata dei protagonisti, attraverso la quale soltanto veniva lasciato filtrare il mondo, si passa al ruolo pubblico della famiglia Orvieto, all'illustrazione del suo contributo alla cultura, alla società, alla mobilitazione civile durante la Grande Guerra; quasi una riproposizione in forma narrativa dell'elenco delle opere meritorie dovuto alle autorità per richiedere i provvedimenti di discriminazione, cui fuggevolmente si accenna (p. 88 e p. 105), ed evitare dunque di venir colpiti dalle leggi razziali. E qui colpisce l'assenza di spunti di riflessione sul percorso che dall'acceso interventismo portava alla mobilitazione civile e poi all'Unione politica nazionale e all'adesione al fascismo (ma vedendosi negare, con ?un colpo al cuore? la tessera, p. 127), dal bagno di italianità nel sangue dei soldati, alla reazione antipopolare una volta smessa la divisa (p. 122). Lo sgomento, allora, è tanto più significativo, e così il valore documentario del testo con riferimento alla questione dell'adesione al fascismo dell'intellettualità ebraica fra integrazione e persecuzioni.


Laura Cerasi