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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’ euro pa e la sfida ecologica. Storia della politica ambientale euro pea (1969-1998),

Laura Scichilone

Bologna, il Mulino, 292 pp., euro 22,00 2008

Il volume rappresenta un’interessante sintesi storica su trenta anni di politica ambientale della Ce/Ue. In particolare, esso intende sviluppare ragioni, dibattiti e soluzioni che hanno portato un’organizzazione completamente estranea alla questione ecologica a diventare un soggetto capace di influenzare e persino orientare le scelte ambientali condotte a livello nazionale e internazionale. Avviato tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, l’impegno comunitario in materia di ambiente trasse origine dalla combinazione tra una crescente sensibilità ecologica, una chiara pressione politica proveniente dalla Commissione e dal Parlamento euro peo e i rischi di dumping ambientale denunciati da paesi con più avanzate legislazioni verdi come Germania e Olanda. Tuttavia, a fronte di governi e parti sociali ancora in maggioranza restii ad accettare i costi di una vera politica ambientale, la Ce si mosse inizialmente in una prospettiva di tipo meramente correttivo, volta cioè a intervenire sugli effetti piuttosto che sulle cause dei danni provocati dai processi produttivi. Questa filosofia, che ispirò sia il primo (1973-1977) sia il secondo (1977-1981) programma d’azione ambientale, cominciò a entrare in crisi alla metà degli anni ’70, quando un grave incidente agli impianti chimici della Icmesa di Seveso convinse i vertici comunitari della necessità di passare a un approccio di carattere preventivo. Con il terzo (1982-1986) e con il quarto (1987-1992) programma d’azione e, soprattutto, con l’adozione della Direttiva Seveso e dello strumento della Valutazione di impatto ambientale, la Ce scelse, infatti, di introdurre il concetto di prevenzione del rischio, trasferendo la componente ambientale nella programmazione delle attività industriali. Questa strategia, formalizzata nell’Atto Unico euro peo, venne a sua volta superata dalla dottrina dello sviluppo sostenibile, elaborata da un’apposita commissione delle Nazioni Unite alla fine degli anni ’80 e rilanciata dalla Conferenza su ambiente e sviluppo di Rio de Janeiro all’inizio degli anni ’90. Il nuovo indirizzo, che per la prima volta assumeva l’equilibrio ecologico come condizione stessa di sviluppo economico e sociale, venne fatto proprio dal Trattato sull’Ue e posto alla base del quinto programma d’azione (1992-1995). Successivamente, soprattutto grazie all’allargamento a paesi di tradizione verde come Austria, Svezia e Finlandia, l’impegno delle istituzioni comunitarie in materia ambientale si consolidò nell’istituzione dell’Agenzia euro pea dell’ambiente, nell’avvio del cosiddetto processo di Cardiff e nell’attiva presenza negoziale alla Conferenza su ambiente e sviluppo di Kyoto.Il libro merita di essere letto soprattutto per la capacità di inquadrare la vicenda all’interno del dibattito politico, culturale e scientifico, del contesto internazionale e delle dinamiche generali del processo di integrazione euro pea. Costituisce un limite, invece, la scarsa varietà delle fonti archivistiche, che ostacola una ricognizione puntuale e accurata delle singole posizioni nazionali e degli atteggiamenti delle organizzazioni sociali.


Simone Paoli