SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’Austria contemporanea tra crisi e trasformazione. Quattro saggi di storia e storiografia

Giovanni Schininà

Roma, Artemide, 2013, 159 pp., € 15,00 2014

Nonostante l’ormai vasta e consolidata letteratura esistente sulle realtà nazionali europee nel corso del ’900, a oggi nella storiografia italiana persiste la mancanza di una particolare attenzione alla realtà austriaca. Filone di studi ora arricchito dal volume di Schininà, che si compone di quattro saggi sull’Austria contemporanea; il dichiarato intento dell’a. è di stimolare una riflessione su alcuni fra gli argomenti meno noti della storia austriaca, strettamente connessi alla realtà mitteleuropea. Sulla base di un apparato bibliografico, prevalentemente in lingua tedesca, l’a., grazie all’estensione cronologica dei saggi, offre un’interpretazione complessiva della storia dell’Austria dall’alba del tramonto imperiale (1907) alla dichiarazione di neutralità del paese (1955). Nel primo saggio, Suffragio universale e nazionalismi. Le elezioni del Reichsrat nel 1907 e nel 1911, l’a. mira a far emergere «la complessità della fase conclusiva del sistema politico asburgico alla confluenza tra democratizzazione e spirale conflittuale delle nazionalità» (p. 10); per questo si sofferma sulla riforma elettorale del 1907, che non solo costituisce le premesse per l’affermazione di socialisti e cristiano-sociali nel mutato quadro politico, ma rappresenta un momento di profonda cesura perché, come ha evidenziato John W. Boyer, permette «di leggere come un blocco unitario nella storia austriaca il periodo compreso tra il 1890 e il 1955» (p. 21). Oggetto del secondo saggio è una riflessione sull’immagine che l’Austria e i suoi storici hanno coltivato in merito al Risorgimento italiano, tema che l’a. affronta prendendo spunto dalla figura di un autorevole storico socialista austriaco, Ludo Moritz Hartmann e l’immagine del Risorgimento nella Storiografia austriaca. Il Crollo finale dell’Impero Asburgico: motivi e interpretazioni, è il titolo del terzo saggio, nel quale l’a. si cimenta in una riflessione storiografica tendente a ricercare il fattore decisivo del crollo finale della monarchia asburgica, che egli individua nell’implosione dello Stato più che nelle conseguenze dei seppur importanti fattori militari e politico-diplomatici. Nell’ultimo saggio, Vienna occupata (1945-1955). Tra ricostruzione democratica e prove di guerra fredda, l’a. si sofferma sull’occupazione militare interalleata dell’Austria, e di Vienna in particolare, «un luogo emblematico di scontro e compensazione nell’ambito della guerra fredda» (p. 133). Il quadro che si delinea è quello di un’Austria che fatica a riprendersi e a riconoscersi nella nuova entità statale – lo Stato che nessuno voleva, per usare la fortunata definizione di Helmut Andics sulla Prima Repubblica – e di una città-capitale, Vienna, la cui centralità rappresenta il comune denominatore dei saggi, quale laboratorio di convivenza. Una pari attenzione anche ad alcuni momenti fondamentali della periodizzazione storica (1934, 1938, 1986, 1995), avrebbe, a nostro avviso, completato il volume e offerto una più efficace visione d’insieme sulla specificità della realtà austriaca.


Luca Lecis