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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’azione del vescovo di Vicenza mons. Carlo Zinato durante la Resistenza (1943-1945)

Giuseppe Pulin

introduzione di Francesco Gasparini, postfazione di Benito Gramola, Vi- cenza, Editrice Veneta, 588 pp., s.i.p 2015

Il ponderoso volume di Giuseppe Pulin si presenta come una vasta raccolta di fatti resistenziali e di profili biografici di partigiani cattolici vicentini, oltre che come analisi dell’azione del vescovo Carlo Zinato negli anni 1943-1945. Fondandosi in massima parte su pubblicazioni locali, su alcune fonti inedite e sullo spoglio di giornali coevi, l’a. (storico non di professione, ma per passione), offre in modo semplice e narrativo una rassegna di tutto quanto è stato raccontato in settant’anni di memorialistica e di scavi storici sull’at- tività resistenziale del clero e dei laici cattolici, nonché sugli eccidi e sulle rappresaglie nazifasciste, che furono particolarmente cruenti in un territorio, come quello vicentino, strategicamente rilevante per le comunicazioni con il Terzo Reich. Sullo sfondo dei paesi distrutti e della popolazione duramente provata, si profila la figura del vescovo Zinato, che prese possesso della diocesi di Vicenza il 7 settembre 1943. Il vescovo proibì ai dirigenti dell’Azione Cattolica di impegnarsi personalmente nella Resistenza, ma un buon numero di laici, di sacerdoti, di suore, non gli ubbidì. L’opera del vescovo si concentrò sugli aiuti alle popolazioni disperate e bisognose dell’indispensabile per sopravvivere, e importanti furono soprattutto i suoi rapporti con le autorità civili e militari, con cui il vescovo si confrontò di continuo per cercare di limitare le ritorsioni nazifasciste. Uomo «incline per natura a vivere in un ambiente, come quello veneziano, che non suggeriva umiltà di comportamenti e di costumi», Zinato piegò il suo comportamento «alle necessità urgenti del momento»: è questa l’acuta definizione di un suo successore, Pietro Nonis (p. 541). Il profilo di Zinato si può cogliere nel volume, più dalla narrazio- ne delle sue azioni, che da un giudizio complessivo difficile tuttavia da formulare per la mancanza di maggiori scavi sulla sua opera pastorale e politica. Il lavoro di Pulin consente dunque di ripercorrere – senza intenti problematici – l’epopea degli anni resistenziali. Scorre davanti al lettore uno scenario impressionante di rovine, di violenze, di eccidi e – al contempo – di eroismi, di capacità organizzative e militari anche del mondo cattolico, che vide uniti nella lotta preti, suore, uomini e donne di tutte le condizioni sociali. Le testimonianze raccolte sull’opera del clero, intimamente legato al suo popolo, offrono la possibilità di ricostruire il contesto dell’ambiente vicenti- no, uno dei territori più «riottosi» alla penetrazione del fascismo. Il diffuso associazioni- smo cattolico, sostenuto da un clero dinamico, diede i suoi frutti nell’attività resistenziale, mostrando come un cattolicesimo intimamente vissuto fosse assai difficilmente assimila- bile – nei cristiani più attenti e sensibili, e culturalmente formati – ai principi ideologici del regime.


Alba Lazzaretto