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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le donne della Resistenza. La trasmissione della memoria nel racconto dei figli e delle figlie delle partigiane

Ilenia Carrone

prefazione di Aude Pacchioni, introduzione di Pierluigi Senatore, Modena, Infinito, 128 pp., € 12,00 2014

Il volume è frutto della ricerca realizzata per la tesi di laurea magistrale e affronta una tematica di indubbio interesse e certamente di difficile trattazione, quale la trasmissione della memoria della Resistenza. Sebbene non vengano ignorati i processi di costruzione della memoria pubblica e le sue diverse stagioni, l’a. dedica una specifica attenzione alla memoria coltivata in «un ambito più familiare e intimo, quello che esiste tra madre e figlio e tra madre e figlia» (p. 11). Sostanzialmente il libro si basa su una raccolta di 26 interviste rilasciate da quindici figli e figlie di quattordici partigiane. Nel Prologo, oltre a indicare le finalità della ricerca, si illustrano sia il metodo di lavoro, ripreso nelle pagine successive, sia i problemi relativi al complesso rapporto tra memoria collettiva e individuale, sia, infine, il quadro storiografico “trasversalmente composito” di riferimento: il rapporto storia e memoria, le generazioni, il genere. Al Prologo seguono cinque capitoli, suddivisi in brevi paragrafi. Se nel primo capitolo si tracciano a grandi linee i caratteri della Resistenza nel carpigiano, nelle pagine successive, nella consapevolezza che il racconto non può essere disgiunto dall’identità dell’intervistato, si entra nel cuore della trattazione cominciando a presentare i soggetti narranti e le donne oggetto della narrazione. Emergono così molte storie della Resistenza che l’a. presenta mettendo a fuoco affinità e differenze. Un dato accomuna prevalentemente queste memorie: i racconti ascoltati da bambini costituiscono «il primo tassello per la interiorizzazione di questa esperienza» (p. 61). Anche in questo caso, allora, come altri studi hanno dimostrato, la trasmissione della memoria, di codici di valori e di orientamenti politici trova nella famiglia un luogo centrale per la definizione delle identità e delle appartenenze. L’a. sottolinea il significativo ruolo assunto dalle madri in questo ambito: un protagonismo che contrasta con la debole e fragile rappresentazione del loro impegno ricondotto, dalla memoria pubblica e dalle memorie dei “figli”, nell’alveo della tradizione. Per molti versi, la narrazione dei testimoni segue i canoni dettati dal modello prevalente nella rappresentazione pubblica del dopoguerra, alimentata anche dal Pci e dall’Udi. Da qui la coerente scelta dell’a. di esaminare la militanza nell’Udi delle partigiane di Carpi al fine di comprendere quanto quell’appartenenza abbia inciso sulle memorie della successiva generazione. L’eccessiva sintesi rischia però, in alcuni passaggi, un’esposizione frammentata e la proposizione di netti giudizi su questioni sulle quali si sarebbe apprezzata una più articolata e argomentata trattazione.


Patrizia Gabrielli