SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le ultime trincee. Politica e vita scolastica a Trento e Trieste (1918-1923)

Andrea Dessardo

Brescia, La Scuola, 357 pp., € 22,00 2016

A partire dalla seconda metà dell’800, nell’Austria-Ungheria degli Asburgo le scuole divennero sempre più vere e proprie trincee dello scontro nazionale tra le diverse componenti linguistiche dell’Impero. Dopo la Grande guerra e i conseguenti ridisegni territoriali, il mondo dell’istruzione non perse la sua centralità come luogo di ridefinizione delle appartenenze nazionali, piuttosto la accentuò, specie nei territori di confine. Il libro di Dessardo analizza le vicende di queste «ultime trincee» nelle province appena annesse all’Italia. I territori presi in considerazione sono il Trentino e la Venezia Giulia. La semplice scelta di superare i confini regionali e di analizzare le politiche educative in entrambe le aree geografiche rappresenta un positivo elemento di novità e una via obbligata se si vuole restituire in maniera organica l’atteggiamento degli organi centrali di governo. Meno convincente è la scelta di non considerare nell’analisi il territorio dell’Alto Adige, che assai più del Trentino avrebbe offerto spunti di riflessione comparativa con la Venezia Giulia. Mentre Trento e il suo territorio erano infatti compattamente italiani, Sudtirolo e Venezia Giulia si caratterizzavano per la presenza numerosa (e nel territorio di Bolzano largamente maggioritaria) di popolazioni di altra lingua. Di Alto Adige si parla soltanto in una quarantina di pagine della terza e ultima parte del volume, dove a partire da alcuni frammenti archivistici si approfondiscono temi e vicende che forse più utilmente si sarebbero potuti ampliare e integrare nella trattazione generale. Dopo aver tracciato un quadro preciso e approfondito delle differenze, non solo etnico-linguistiche, ma anche politiche e sociali dei due territori presi in esame, l’a. passa ad analizzare la vita scolastica nelle zone occupate durante la guerra e poi, soprattutto, nei territori destinati all’annessione nell’immediato dopoguerra. Più che all’organizzazione del sistema scolastico, l’attenzione è rivolta agli insegnanti, allo sforzo di educazione nazionale che le autorità dello Stato esercitarono nei loro confronti, incontrando resistenze talvolta inaspettate. Anche i settori della classe magistrale che avevano accolto l’Italia con maggior convinzione patriottica espressero forme di malcontento di fronte alle ipotesi di totale cancellazione delle precedenti esperienze didattiche. Gli insegnanti rivendicarono il proprio passato di esponenti di una tradizione che aveva consentito di ridurre al minimo l’analfabetismo e che ora si voleva cancellare nel nome della piena uniformità del sistema educativo sull’intero territorio nazionale. Un elemento di divisione fu anche il diverso trattamento della religione cattolica nelle aule scolastiche. L’avvento del regime fascista avrebbe imposto presto la piena integrazione della scuola delle nuove province in quella italiana, ponendo le basi anche per una rapida cancellazione delle scuole in altra lingua.


Andrea Di Michele