SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il dramma del forte Verena. 12 giugno 1915

Leonardo Malatesta

Trento, Temi, pp. 234, euro 20,00 2005

Il volume ricostruisce la vicenda del forte Verena, costruito a partire dal 1912 sulla cima omonima che domina la valle dell'Assa e la piana di Vezzena, al confine con il Trentino, e poi distrutto dall'artiglieria austriaca il 12 giugno 1915, circostanza in cui trovarono la morte quasi una cinquantina di militari. Si tratta di un contributo che aggiunge un tassello significativo alla storia delle fortificazioni belliche, inserendosi in un filone che negli ultimi anni ha destato un notevole interesse tra gli studiosi e gli appassionati di questo tema, basti pensare alle recenti pubblicazioni di Luca Girotto e dello stesso Malatesta. La distruzione del Verena, avvenuta dopo appena tre settimane dall'entrata in guerra dell'Italia, costituisce una prova di come i manufatti fortificati fossero stati progettati e realizzati senza tener conto del contestuale sviluppo dell'artiglieria e con criteri tecnici del tutto obsoleti come quelli fissati sul finire dell'Ottocento dal generale Enrico Rocchi, criteri di cui l'autore si perita di fornire anche una precisa e ampia contestualizzazione. Pensato per poter resistere ai medi calibri, il ?dominatore degli altipiani? ? come era enfaticamente soprannominato il Verena dai comandi militari italiani ? venne sventrato infatti da proiettili da 305 mm che ebbero presto ragione di un forte che, per la sua collocazione in alta quota, oltre i 2000 metri, era stato concepito per ?sorvegliare', con quello di Campolongo, importanti fortificazioni austriache, in prima battuta quelle di Spitz Verle, Busa Verle e Luserna. La sua distruzione determinò l'abbandono della ?guerra dei forti? non solo sul settore degli altipiani ma su tutto l'arco del fronte italo-austriaco: un vero e proprio disarmo, quasi un'ammissione di colpa. Una commissione d'inchiesta subito istituita per appurare le responsabilità di quanto accaduto, rilevò immediatamente che i lavori di costruzione erano stati eseguiti con materiali inadeguati e in difformità al progetto inizialmente approvato, sostanzialmente per risparmiare sul costo complessivo; vennero provate anche pesanti omissioni del personale militare e dei tecnici incaricati di eseguire l'opera. In definitiva venne smontata la tesi ? poi comunque sopravvissuta per anni ? che il forte fosse stato distrutto da una granata ?rotolata' all'interno attraverso una fessura e poi esplosa. Si aggiunga che la differenza ? per concezione, materiali impiegati come il cemento armato, cupole, orientamento, disposizione degli elementi accessori ? con le fortificazioni austriache, costruite peraltro in precedenza, appare disarmante. Per quanto riguarda gli aspetti tecnici il volume attinge a una vasta e in gran parte inedita documentazione archivistica; si avverte solo la mancanza di una cartina relativa al settore descritto. La memorialistica militare, pur interessante, non sempre viene utilizzata con rigore e questo costituisce un limite perché non si può presupporre che le fonti possano parlare da sole. Un ultimo rilievo riguarda la forma del testo che avrebbe meritato più di una rilettura e un'attenta correzione delle bozze.


Daniele Ceschin