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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La guerra dei forti. Dal 1870 alla Grande Guerra le fortificazioni italiane e austriache negli archivi privati e militari

Leonardo Malatesta

Chiari (Bs), Nordpress, pp. 318, euro 22,50 2003

Segnalando l'anno scorso proprio da queste pagine il bel volume di Girotto, Soldati e fortezze, sostenni che i grandi forti italiani e austriaci eretti sul confine tra 1866 e Grande Guerra avevano subito un destino curioso. Protagonisti di una delle più colossali campagne di edilizia pubblica, cardine di una ben studiata (quanto, alla prova dei fatti, inutile), politica di sicurezza, i forti italiani e austriaci subirono dopo Vittorio Veneto una curiosa eclissi, interrotta solo in anni recenti dal loro parziale recupero museale o turistico. Un recente volume edito dalla casa Nordpress, testimonia tuttavia, se ancora ce ne fosse bisogno, che l'interesse degli studiosi per l'architettura militare è stato ben vivo in questi ultimi anni, producendo una serie di saggi che hanno fatto luce, ormai in ogni particolare, non solo sulle caratteristiche materiali delle fortificazioni, ma anche (e forse soprattutto) sul loro ruolo nel più complesso panorama della storia politica ed economica dell'Italia liberale. Richiamando la lezione di Enrico Rocchi, uno dei più influenti ingegneri militari del suo tempo e probabilmente il maggiore storico dell'architettura militare mai vissuto, Piero Del Negro nella sua Presentazione ricorda che la fortificazione è ?una manifestazione delle esigenze di guerra e il riflesso delle condizioni militari? di un'epoca. Essa si lega strettamente alle caratteristiche delle armi (scilicet, dell'artiglieria ossidionale), ma anche dei mezzi finanziari e degli indirizzi strategici a cui le istituzioni politiche e militari guardano. Studiare la genesi, l'impiego e l'ingloriosa (talvolta) fine dei forti è dunque una buona via per occuparsi, ad un tempo, della politica militare di un paese, e dei suoi riflessi sull'economia delle regioni di frontiera. Farlo in una prospettiva comparata italo-austriaca, come in questo caso, vuol dire proporsi l'ambizioso obiettivo (raggiunto o meno, lo giudicherà il lettore) di presentare una storia à part entière di quella che oggi è di moda definire la ?macroregione? alpina. La guerra dei forti è in sostanza un buon esempio di quello che anni fa, in una sintesi storiografica sulla Grande Guerra, Giorgio Rochat definì la ?storiografia alpina?: un filone di ricerche ad opera di eruditi e cultori locali, i cui risultati non possono definirsi sempre brillanti ma risultano comunque molte volte utili alle ricerche di portata più ampia. Con il suo minuzioso scavo in archivi privati spesso trascurati, Leonardo Malatesta, giovane appassionato di studi militari, ci fornisce dunque un utile strumento per approfondire le nostre conoscenze della guerra e delle sue ripercussioni.


Marco Mondini