SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Gli Stati Uniti e l'apertura a sinistra. Importanza e limiti della presenza americana in Italia

Leopoldo Nuti

Laterza, Roma-Bari 1999

Lo studio di Leopoldo Nuti è una dettagliata ricostruzione delle modalità con cui gli Usa influenzarono la politica italiana tra gli anni '50 e '60, condizionando il processo che portò il Psi al governo. Attraverso una impressionante ricerca - compiuta in archivi, pubblici e privati, degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e dell'Italia - l'a. mette a disposizione dei lettori una messe di informazioni nuove e le analizza con un'attenzione e uno scrupolo filologico non sempre presenti negli studi del settore. Tre sono le dinamiche che influenzarono i modi e i tempi dell'apertura a sinistra: a) l'evoluzione del quadro politico italiano, con l'avvicinamento tra la Dc e il Psi e l'abbandono da parte di quest'ultimo di posizioni neutraliste e terzaforziste in materia di affari internazionali; b) il mutare degli orientamenti di fondo della politica estera americana con l'amministrazione Kennedy; c) l'affermarsi di un processo di distensione internazionale che rappresentava una delle principali condizioni sistemiche necessarie per facilitare la formazione di un governo di centro-sinistra in Italia. Evitando schematismi e semplificazioni circa la politica estera americana, Nuti evidenzia la pluralità e la complessità delle posizioni presenti all'interno delle amministrazioni Eisenhower e Kennedy relativamente alla linea da seguire in Italia, ricostruendo la dialettica venutasi a determinare tra i sostenitori dell'apertura a sinistra (gli analisti del servizio d'intelligence del Dipartimento di Stato, alcuni dei principali consiglieri di Kennedy, tra i quali Arthur Schlesinger Jr.) e suoi oppositori (gran parte dei funzionari dell'ambasciata americana a Roma, l'Italian desk e i responsabili per gli affari europei del Dipartimento di Stato). Lo studio di Nuti è un testo imprescindibile per chiunque sia interessato alla storia dei rapporti tra l'Italia e gli Stati Uniti durante la guerra fredda. E tuttavia, per quanto dettagliata e completa (ed è difficile credere che si potesse fare di più), la ricerca rimane limitata da impedimenti insuperabili: numerose fonti, anche americane, continuano a essere coperte da segreto, mentre l'asimmetria tra la quantità di documenti provenienti dagli archivi americani e quella disponibile in Italia porta spesso a ricostruire le posizioni degli interlocutori italiani di Washington attraverso lo specchio - ricco, ma potenzialmente ingannevole - offerto dai documenti americani. Un secondo limite è invece dovuto alla scelta di adottare una chiave di lettura strettamente politica e diplomatica, tralasciando invece la dimensione economica (con l'eccezione di alcuni passaggi, peraltro ottimi, su Mattei e la questione petrolifera). Per quanto feconda su certi aspetti (la sensibilità degli Usa per il problema della stabilità politica italiana, la questione nucleare), questa linea finisce per lasciare al margine tematiche centrali per comprendere quali fossero gli interessi statunitensi in Italia.


Mario Del Pero