SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La lingua della terra. I Mapuche in Argentina e Cile

Leslie Ray

Pisa, Bfs, 230 pp., € 20,00 (ed. or. Copenhagen, 2007) 2010

Il volume di Leslie Ray, pubblicato in prima edizione inglese nel 2007 e tradotto in italiano da Elena Corna, racconta la storia, la cultura e gli stili di vita del «popolo della terra» (traduzione letterale di Mapuche) che abita ormai, a ridosso delle Ande, alcuni esigui brandelli del territorio cileno e argentino.I Mapuches sono un popolo forte e orgoglioso che oppose, con successo, strenua resistenza innanzitutto ai tentativi egemonici degli Incas e poi, per più di tre secoli, agli spagnoli fino a che, negli ultimi decenni del XIX secolo fu sconfitto, dopo un attacco a tenaglia, dagli eserciti dei due Stati-nazione: il cileno e l'argentino. Dalla sconfitta in poi, trasferiti nelle reducciones, hanno subito un costante ridimensionamento, una letterale «riduzione». In effetti, come racconta l'a., sono stati ridotti in molti sensi e modi: ridotti alla lotta per la sopravvivenza nelle loro comunità rurali, minacciati dai proprietari terrieri e, soprattutto negli ultimi due decenni, da multinazionali senza scrupoli, obbligati a guadagnarsi la vita ai margini delle città come braccianti o domestici. Leslie Ray prende spunto, per la sua analisi, dalle loro lotte degli ultimi anni contro i possedimenti argentini dell'impero Benetton, contro le industrie del legname e contro le multinazionali coinvolte nella costruzione di un enorme complesso di dighe idroelettriche sul fiume Bío-Bío, nel sud del Cile, che erodono giorno dopo giorno quel che resta dei terreni delle comunità. Ricostruisce, negli undici capitoli in cui è organizzato il suo lavoro, il percorso storico dei Mapuches dai primi incontri con gli europei sino alle battaglie odierne. Il suo racconto muove dalla loro prospettiva: da winka, cioè da «invasore», superando la loro diffidenza, riesce, dopo anni di esperienze condivise, a essere considerato un peñi, cioè un «fratello» e a raccogliere i loro pensieri e punti di vista, le loro speranze e le loro paure, attento ai segni del mapudungun, il nome che i Mapuches danno alla propria lingua, alla «lingua della terra», in un momento in cui essa sta per scomparire. Intreccia con passione le testimonianze raccolte con gli studi già prodotti sul tema e ci offre un quadro, vivo e doloroso, di una storia di espropriazione e, allo stesso tempo, di resistenza al potere che non registra importanti interruzioni. L'a., infatti, evidenzia una grande contraddizione. Da un lato, i governi democratici cileni e argentini degli ultimi vent'anni hanno creato istituzioni e attivato fondi di sviluppo con la finalità di promuovere, amministrare e attuare programmi per il riconoscimento, il rispetto e la protezione delle culture indigene. Dall'altro, però, le loro politiche neoliberiste favoriscono il dilagare dei capitali e degli interessi economici nazionali e stranieri che minacciano la scomparsa delle comunità Mapuche. Tra gli interessi stranieri sotto accusa, figurano alcuni personaggi italiani. Non solo i Benetton ma, per fare un altro esempio, il signor Domenico Panciotto che, negli anni '90 del secolo scorso, si scontrò con gli indigeni a causa del suo progetto di edificare un complesso turistico nelle vicinanze del lago Pulmarí in Patagonia, luogo «sacro» per le comunità del posto.Ray non è uno storico, il suo mestiere è quello dello scrittore e traduttore freelance ma il suo lavoro, esplicitamente di parte, è rigoroso, intelligente e ben documentato.


Maria Rosaria Stabili