SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’estate della libertà. Repubbliche partigiane e zone libere

Nunzia Augeri

Roma, Carocci, 192 pp., € 20,00 2014

Il testo può essere interessante per uno studente che si approccia alla materia. Costruito per aree geografiche e con brevi sezioni antologiche, L’estate della libertà offre un quadro d’insieme di eventi e letture. Dal punto di vista interpretativo, il lavoro resta molto schiacciato sui classici (Roberto Battaglia, Giorgio Bocca) e così, pur non disprezzabile in alcune ricostruzioni, appare sostanzialmente vecchio. Da questo punto di vista, il testo sembra appartenere agli anni ’70 ed è incompleto nei riferimenti bibliografici. Su questi spicca un grossolano errore. Il noto Discorso agli studenti di Piero Calamandrei, del 1955, è attribuito al figlio Franco. Sugli spunti di questo discorso, è costruita la conclusione che mette in relazione una serie di esperienze delle zone libere (per esempio i provvedimenti di fiscalità progressiva della Carnia, il tentativo di riordino dell’istruzione nell’Ossola, il servizio sanitario gratuito di Valsesia, Montefiorino, Val di Vara, ecc.) con gli articoli della Costituzione e i successivi provvedimenti della Repubblica italiana. È offerta però una deterministica consequenzialità tra le esperienze delle repubbliche partigiane – che vanno lette come espressione dei tratti civici del movimento – e il successivo dettato costituzionale. Si prenda questo passaggio (pp. 186-187): «Ovunque sia possibile vengono incoraggiate le arti: in Oltrepò pavese e a Torriglia si organizzano mostre di disegno e pittura, in Valsesia si lancia un concorso musicale […], in Ossola la folla accorre alle conferenze che illustri letterati tengono nel teatro della città. L’art.[sic] 33 della nostra Costituzione sancisce che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”». Interessante l’idea di inserire anche la repubblica di Maschito (settembre-ottobre 1943) nel Potentino, fra le esperienze di autogoverno precisando giustamente che (p. 181) «non può […] essere registrata come repubblica partigiana», ma è affrontata però in maniera molto sommaria (andava considerato, almeno, limitandosi ai rilievi bibliografici, il testo di Salvatore Ciccone La repubblica di Maschito). Il riferimento appare più per offrire un cenno generale alla situazione del Mezzogiorno che non una disamina di questo diverso tipo di esperienze, dal momento che vi è stata anche la più nota repubblica di Caulonia nel Reggino, così come andava ricordata, nella stessa provincia, l’esperienza di Roccaforte del Greco e quella di Ferranadina nel Materano. Un testo che si presenta nel 2014 deve essere in grado di leggere, anche in chiave diacronica, le singole esperienze di autogoverno: che cosa c’era prima del fascismo in quelle comunità, quali valori politici riemergono, in quali forme, quali sono invece gli aspetti assolutamente nuovi? Da questo punto di vista, sarebbe stato interessante per l’autrice valutare l’approccio del volume La Repubblica partigiana della Carnia e dell’Alto Friuli. Una lotta per la libertà e la democrazia (il Mulino 2013) capace di leggere, al contempo, la repubblica dentro la storia della comunità e come fenomeno generale che investe l’Europa occupata.


Mirco Dondi