SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Lezioni sul meridionalismo. Nord e Sud nella storia d’Italia

Sabino Cassese (a cura di)

Bologna, il Mulino, 383 pp., € 25,00 2016

Il volume raccoglie sedici lezioni tenute presso il Centro Dorso di Avellino nel 2015- 2016, ai 90 anni della Rivoluzione meridionale. Nell’Introduzione di Cassese e nei riferimenti storici ai meridionalismi susseguenti dagli anni 1870 al rapporto Svimez 2015, le ragioni del plurale risultano condivise. Bevilacqua apre il volume chiarendo la revisione circa l’immobilismo meridionale, svoltasi dagli anni ’80 tra la ricerca sulle Regioni pubblicata da Einaudi e l’IMES-Meridiana. Una questione meridionale inserita in ininterrotte dinamiche politiche ed economico-sociali e un Mezzogiorno a macchia di leopardo si leggono sin dai medaglioni di età liberale (Barra su Villari, Griffo su Fortunato, Giovagnoli su Sturzo, Barbagallo su Nitti, Salvadori su Salvemini, Fausto su de Viti de Marco). Il contesto politico si complica lungo la progressiva crisi della pur avviata evoluzione liberal-democratica, laddove l’opzione meridionalista si trova all’incrocio con la nebulosa vociana, le avventure interventiste e l’avvento del fascismo. Nei contributi di Giasi, Minichiello, Polito, Festa, i percorsi di Dorso e Fiore con Gramsci e Gobetti si rincorrono tra 1919 e 1926 nella tentata ridefinizione (oltre i moduli classisti rigorosi) di rivoluzione e antifascismo, lotta al blocco agrario e alla «mala unità» (in competizione la rivoluzione operai/contadini di Gramsci e quella elitista/ volontarista di Dorso nel 1925-1926). Nel contesto economico-politico del tutto nuovo dell’Italia repubblicana nell’Europa nascente, ma certo in continuità etico-politica con le pregresse proposizioni della questione meridionale, si leggono i ricchi contributi sul «nuovo meridionalismo» che con l’intervento pubblico sblocca il dualismo storico nella (pur temporanea) integrazione economica del paese, riducendosi il divario (Lepore sulla Cassa del Mezzogiorno, Fabiani su Rossi-Doria, Melis su Sardegna). Schivando le letture in chiave culturalista e socio-istituzionale dei deficit che continuerebbero a riprodurre l’arretratezza del Sud dal suo interno, il volume affida ai cospicui contributi di Giannola e Galasso le disamine economiche e le sfide politiche che solo da Sud potranno salvare l’Italia dal declino. In appendice due scritti del 1952 di Antonio Giolitti e Giorgio Napolitano riconducono al dibattito meridionalista coevo, nella competizione del Pci con il tardo azionismo di Dorso, come con le varie aperture riformiste di Rossi-Doria e Compagna. Alla stagione di mezzo, che ben precede la fine del blocco agrario e la modernizzazione meridionale, riporta peraltro la copertina, che riproduce un brullo paesaggio del confino di Carlo Levi nel 1936 (figura peraltro assente nei testi). Icona poi adatta al Mezzogiorno dell’osso di Rossi-Doria, evocativa del blocco natura/storia già discusso tra Fortunato e Croce..., superato negli studi ma a cui tuttora la divulgazione visuale non rinuncia.


Marcella Marmo