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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La questione dei pii stabilimenti francesi a Roma e a Loreto nei rapporti tra Francia, Italia e Santa Sede (1870-1956)

Liliana Senesi

Milano, Giuffrè, VII-403 pp., Euro 41,00 2009

Il saggio nasce dalle precedenti ricerche dell'a. sui rapporti tra il Vaticano e la Francia di Vichy nella seconda guerra mondiale. Al centro di questi rapporti diplomatici, che videro come terzo protagonista il governo fascista di Mussolini, vi fu la questione della confisca e della successiva gestione dei Pii stabilimenti francesi esistenti a Roma e a Loreto. La curiosità dell'a. sulle origini e sul ruolo svolto da questo tipo di istituzioni nei rapporti tra Francia, Italia e Santa Sede in seguito all'annessione di Roma e del Lazio al Regno d'Italia e alla conseguente fine dello Stato pontificio, ha avuto come risultato questo ponderoso saggio diviso in tre parti.Nella prima parte vengono indagate le origini remote di queste istituzioni, nate dal graduale bisogno dei pellegrini francesi a Roma di raggrupparsi secondo il loro luogo di provenienza («nazione») per l'esercizio comune delle opere di carità e di soccorso ai pellegrini e ai poveri. Durante la Rivoluzione francese e la dispersione delle confraternite e delle comunità religiose francesi a Roma, il pontefice Pio VI decise di riunirle in un unico corpo amministrativo, affidandone la gestione all'ambasciatore di Francia presso la Santa Sede. La fine dello Stato pontificio e l'estensione ai territori che ne facevano parte della legislazione del nuovo Regno d'Italia non cambiò lo status di questi istituti, grazie a un articolo che escludeva dall'adeguamento alla nuova legge del 1862 sulle opere pie gli istituti di carità e di beneficenza destinati a beneficio degli stranieri. Dal 1904 al 1920, in seguito alla rottura delle relazioni diplomatiche tra Francia e Santa Sede, il governo francese dovette affidare l'amministrazione dei Pii stabilimenti a un presidente incaricato di svolgere le funzioni prima attribuite all'ambasciatore. Nel periodo tra le due guerre la crisi economica costrinse gli amministratori a vendere parte del patrimonio immobiliare degli Stabilimenti mentre nel 1938 il governo fascista approvò una legge di guerra con la quale si rendeva possibile sequestrare beni appartenenti a uno Stato nemico e a persone di nazionalità nemica.La seconda parte approfondisce appunto la difficile situazione dei Pii stabilimenti, dalla dichiarazione di guerra dell'Italia alla Francia con la decisione del governo fascista di sequestrare i beni degli istituti, fino al 1945 quando il Vaticano riconobbe il governo provvisorio della Repubblica francese e venne nominato come ambasciatore francese presso la Santa Sede Jacques Maritain.La fase che va dalla gestione di Maritain fino a quella di Wladimir D'Ormesson (1945-1956) è l'argomento della terza parte, che indaga il particolare impegno profuso da Maritain nel sottolineare il carattere francese delle istituzioni, difendendole sia dalle mire italiane che dai tentativi di ingerenza del Vaticano. Per rafforzare la sua azione Maritain decise di dotare la sua ambasciata di un Centro studi e di un servizio culturale per favorire una migliore diffusione della cultura francese e del pensiero e della cultura cristiani di origine francese.


Giancarlo Poidomani