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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’illusione della modernità. Il sud-est dell’Europa tra le due guerre mondiali

Alberto Basciani

Soveria Mannelli, Rubbettino, 489 pp., € 25,00 2016

L’a., dopo un itinerario di ricerca su alcune delle questioni più intricate della storia contemporanea in Europa sudorientale, ha tentato di ricostruire il profilo politico-sociale di questa regione nei turbinosi anni tra le due guerre mondiali. Storico della Bulgaria e della Romania, con questo volume ha senz’altro compiuto un salto di qualità. La sua attenzione si è rivolta al complesso dell’area balcanica cercando di ricostruirne non solo le questioni che hanno avuto rilevanza sul piano internazionale; ma ha deciso di allargare lo sguardo anche agli ambiti della politica interna, dell’economia, della vita sociale e della religione di tutte le «nuove» nazioni che la componevano. Sotto il profilo storiografico è una scelta di un certo valore. Si è voluto, cioè, mettere in evidenza le caratteristiche peculiari dello sviluppo di quelle realtà statuali non subordinandole, come spesso è stato fatto, soltanto al loro legame con la politica delle grandi potenze europee «occidentali». È evidente che questi rapporti conservano nella trattazione la loro importanza. Ma non sono rappresentati come l’unico aspetto determinante per la crescita di queste realtà statuali, di cui alcune assolutamente inedite, e delle loro società. La ricerca, dunque, sembra avere raccolto pienamente la tradizione della disciplina di Storia dell’Europa orientale e la lezione di colui che ne è considerato l’iniziatore in Italia, Angelo Tamborra. I pregi del libro si possono anche trovare nella meditata impostazione metodologica. L’a., infatti, ha deciso di dare un equilibrio analitico al suo lavoro. Ha cercato di evitare la miopia di chi, all’interno di una ricerca allargata, a causa della diversa disponibilità delle fonti, assegna ad alcuni attori un ruolo differente da quello che effettivamente hanno avuto. Cioè lo specialista di Romania e Bulgaria, quale è l’a., non ha preso in considerazione gli altri paesi dell’area in quanto comprimari delle nazioni con la cui vicenda aveva maggiore dimestichezza. La ricchezza di fonti, in particolare quelle in lingua inglese, consente al lettore di avere un’immagine completa e approfondita dell’esperimento politico-sociale che ha avuto vita nei paesi di questa regione. E che è naufragato, dopo nemmeno due decenni, nel bagno di sangue della seconda guerra mondiale. La «modernità» appare come l’aspirazione a dare vita a Stati sovrani che riuscissero a realizzare compiutamente il sogno ottocentesco dell’indipendenza dai grandi imperi multinazionali. Proprio in questa fase emersero profonde contraddizioni, in alcuni casi già in nuce negli anni precedenti. Contrasti all’interno delle classi dirigenti, autoritarismo politico, economie in stagnazione, lotte interetniche furono i grandi problemi che segnarono i venti anni tra le due guerre. I Balcani, forse, non erano più la «polveriera d’Europa»; o meglio, i trattati postbellici avevano lasciato eredità più esplosive, si pensi solo al problema dei confini della Germania. Ma bastò l’ondata revisionista che investì il continente nella seconda metà degli anni ’30 per rimettere in discussione la fragile costruzione che era stata edificata.


Luca Riccardi