SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’imperativo di uccidere. Genocidio e democidio nella storia

Pier Paolo Portinaro

Bari-Roma, Laterza, 294 pp., € 25,00 2017

Opera di uno studioso di filosofia politica, il volume tenta di tracciare un panorama complessivo della violenza di massa nella storia umana, non limitandosi unicamente a quella rivolta contro gruppi delimitati su base culturale (linguistici o religiosi), ma includendo anche episodi le cui vittime sono (o sarebbero) state individuate su base classista, ideologica, di genere e così via. Oggetto di questa recensione è prevalentemente il tentativo dell’a. di fornire «un contributo a quella che potremmo definire “storia criminale del genere umano”» (p. XII), concentrato nella parte centrale del volume, più che lo sforzo di dar conto – nell’ampia parte introduttiva che comprende anche il capitolo sulla Biopolitica della violenza – dei dibattiti interdisciplinari propri del campo dei genocide studies. Per forza di cose, l’a. non può che basare la sua ricostruzione su un ventaglio (ampio e poliglotta) di fonti secondarie, tratte oltre che dall’ampia storiografia sull’argomento, dalla letteratura giuridica, sociologica e politologica. La trattazione inizia dall’antichità, con un unico capitolo a coprire l’antichità, il medioevo e l’età moderna; la trattazione dei «genocidi coloniali» arriva fino alla fine del XIX secolo. Le violenze di massa novecentesche sono invece riassunte nel capitolo sulla Tanatopolitica totalitaria, in cui largo spazio è dedicato alla Shoah, ma sono menzionate anche le «pandemie genocidarie» che «riguardano processi di dissoluzione e ricomposizione di tre grandi imperi, quello ottomano, quello russo e quello asburgico-germanico» (p. 125) e «altre grandi aree extraeuropee», quali «il subcontinente indiano e l’Asia sudorientale, l’Africa subsahariana, il Medio Oriente» (p. 126). Successivamente, un capitolo su Il genocidio nell’età dei diritti umani affronta diversi episodi di violenza di massa della seconda metà del ’900 e dei primi del XXI secolo, concludendosi con un interessante paragrafo sulla violenza di genere che solleva una questione non sempre presa nella dovuta considerazione dagli studi sull’argomento. Nell’insieme, però, il volume può dirsi solo in parte riuscito. Da un lato, infatti, è giusto e meritorio lo sforzo di tenere insieme tutte (o quasi) le atrocità dirette contro intere categorie di persone (talvolta «inventate» dai perpetratori, almeno in parte). Dall’altro però la ricostruzione storica proposta, di sicuro interesse per un lettore non specialista, non convince fino in fondo; inoltre non è facile seguire il corso degli eventi descritti, dal momento che l’a. non opta per una esposizione strettamente cronologica ma nemmeno sceglie un’organizzazione decisamente tematica della materia trattata. Resta il merito indiscutibile di essersi misurato con un tema di grande portata, oggetto di un ampio dibattito a livello internazionale ma affrontato solo occasionalmente dalla storiografia in lingua italiana; in tal senso, il volume di Portinaro può costituire senz’altro un’utile introduzione a problemi di notevole interesse, benché questi ultimi non siano sempre affrontati in maniera pienamente soddisfacente


Antonio Ferrara