SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’impero asburgico

Marco Bellabarba

Bologna, il Mulino, 244 pp., € 18,00 2014

Una delle espressioni spesso utilizzate all’inizio dell’800 per definire l’impero asburgico era quella di «Cina d’Europa», a rimarcare l’eccessiva estensione, la frammentarietà e l’arretratezza del gigantesco Stato multietnico. Era una definizione tutta al negativo, che avrebbe conosciuto un trascinamento in molte delle ricostruzioni storiografiche novecentesche dedicate a quella realtà statuale. Partendo dal dato di fatto della sua dissoluzione, ci si è spesso mossi a ritroso, andando a ricercare meccanicamente i motivi della sua fine nella natura di impero multietnico, ravvisando una sorta di ineluttabilità nel collasso di una compagine assai lontana dal “modello” di Stato nazionale. L’a. muove dal proposito di superare una dicotomia netta tra impero multietnico e stato nazionale, il primo quale espressione di un mondo superato e destinato alla scomparsa, il secondo, invece, esempio di modernità da imitare. Il libro offre una ricostruzione delle vicende della Duplice monarchia a partire dalla seconda metà del ’700, dagli sforzi riformatori e modernizzatori di Giuseppe II, che fallisce nel tentativo di riorganizzare e omogeneizzare un complesso e diversificato insieme di territori entrati a far parte dell’impero in epoche e modi differenti. Alla crisi del riformismo illuminato segue il lungo ’800, caratterizzato da età napoleonica e relative eredità, dall’acutizzarsi delle spinte nazionali, dalla strenua difesa dei propri spazi di potere esercitata dalle classi dirigenti locali. E poi le ondate rivoluzionarie e le pesanti amputazioni territoriali a seguito di brucianti sconfitte militari. La ricostruzione consente all’a., tra le altre cose, di descrivere il ruolo svolto dalle ricche terre italiane nell’impero; l’importanza economica di un territorio che nella prima parte dell’800, a fronte di una superficie di circa un ottavo di tutti i domini asburgici, contava ben 12 delle 19 maggiori città dell’impero. La narrazione si conclude ovviamente con la guerra mondiale e la conseguente dissoluzione dell’impero, che aveva vanamente cercato negli anni precedenti di dar corpo a un vago e mai ben precisato patriottismo statale austriaco, in grado di superare i diversi sensi di appartenenza nazionale. La contrastata sistemazione postbellica dei territori già imperial-regi avrebbe mostrato la difficoltà di restituire stabilità a un’area caratterizzata dalla coesistenza e dalla sovrapposizione di gruppi nazionali. Il suo destino multietnico proseguiva anche senza l’impero. Il libro rappresenta un utile strumento per il pubblico italiano, uno dei pochi lavori di sintesi apparso nella nostra lingua su un campo di indagine complesso ed esteso. Tra i meriti dell’a. vi è l’aver utilizzato la più significativa e recente bibliografia in lingua tedesca e inglese, per un lavoro che si interessa però in maniera quasi esclusiva degli aspetti politico-istituzionali, in linea con gli interessi di ricerca dell’a.


Andrea Di Michele