SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Die Juden im faschistischen Italien. Die Razzien im römischen Ghetto und im Ghetto von Venedig

Linda Thomas

Frankfurt am Main, Peter Lang, 119 pp., euro 22,90 2009

Scopo del libro, scrive l’a. nell’introduzione, è la ricostruzione, anche in chiave comparativa, delle retate compiute nel 1943 nei «ghetti» di Venezia e di Roma, che portarono all’arresto e alla successiva deportazione di centinaia di ebrei. Le vicende vengono però inserite in un prospettiva ben più ampia: una consistente parte del lavoro, grosso modo un terzo, è infatti dedicata alle fasi salienti della persecuzione antiebraica in Italia in epoca fascista. L’a. sceglie inoltre di non limitare le vicende della componente ebraica unicamente al tragico periodo delle catture, ma colloca quanto avvenuto in un quadro più vasto, tratteggiando, brevemente, la storia della presenza ebraica nelle due città.Il volume non si avvale di indagini condotte in fondi archivistici e la bibliografia di riferimento appare per molti versi lacunosa. Non sono stati utilizzati studi recenti dai quali è emerso con evidenza come concrete azioni antiebraiche fossero state decise e compiute da Mussolini ben prima del 1938, né vengono citati gli studi di Klaus Voigt sugli «ebrei stranieri» nella penisola. Del volume di Michele Sarfatti Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende, identità, persecuzione (Torino, Einaudi) non è stata utilizzata l’edizione aggiornata uscita nel 2007.Alcune delle tesi riportate risultano poi francamente non condivisibili. L’a. scrive infatti come agli inizi degli anni ’30 Mussolini fosse uno dei maggiori difensori degli ebrei (p. 20) e, pur evidenziando le drammatiche conseguenze che la normativa razzista ebbe sulla componente ebraica del paese, asserisce che la sua applicazione fu spesso assai lenta e comunque meno puntuale che in Germania (p. 32). Riferisce anche che, con l’inizio dell’occupazione tedesca in Italia, Mussolini si rese presumibilmente conto di aver commesso un errore nell’aver emanato la legislazione antiebraica, così da tentare, a volte, di boicottare le disposizioni naziste (p. 22).Gli arresti avvenuti a Venezia il 5-6 dicembre 1943, scrive poi l’a., furono i primi a essere stati condotti autonomamente da autorità italiane (p. 92, p. 101); studi recenti hanno invece dimostrato che, in relazione all’ordine di polizia del 30 novembre di quell’anno, fermi di ebrei furono compiuti anche prima di quella data. Per quel che concerne poi quanto avvenuto a Roma il 16 ottobre 1943, non vengono citati i risultati del lavoro curato da Silvia Haia Antonucci, Claudio Procaccia, Gabriele Rigano e Giancarlo Spizzichino, Roma, 16 ottobre 1943. Anatomia di una deportazione (Milano, Guerini e Associati, 2006), dal quale sono emerse non poche rilevanti novità. Non si dice, e si tratta solo di un esempio, che l’area del «ghetto» e le sue immediate vicinanze costituirono sì l’epicentro della retata, ma che la maggior parte degli arresti ebbe luogo in altre zone della capitale, e si riporta, infine, che le vittime certe furono 1.007 e non, com’è stato assodato, 1.016 (p. 63).


Cinzia Villani