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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’Islam e l’impero. Il Medio Oriente di Toynbee all’indomani della Grande guerra

Laura Di Fiore

Roma, Viella, 224 pp., € 26,00 2015

Lasciare emergere il nazionalismo turco, una o più nazioni arabe nel Golfo, una Palestina araba che integri il sionismo, connesse nel più ampio Commonwealth britanni- co e nella Lega delle Nazioni: questo è il quadro del nuovo Medio Oriente che Toynbee tracciò, opponendolo alle soluzioni panislamiche, che, invece, riteneva foriere di ulteriori guerre e contrarie agli interessi inglesi. Il panislamismo avrebbe accorpato con un crite- rio religioso tutte le aree islamiche in un’unica entità politica, rompendo la continuità dell’Impero britannico, che, grazie alla Grande guerra, dominava non più soltanto sui musulmani indiani ma anche su quelli mediorientali. Per enucleare tale tesi il libro segue la genesi di tale idea sin dai primi incarichi che lo storico ricoprì durante il conflitto, tra cui spicca la controversa documentazione del massacro armeno, incrocia non soltanto pubblicazioni ma anche carte inedite e memoranda, in un confronto costante con la rete intellettuale in cui Toynbee operava. Il libro è diviso in tre parti distinte. La prima mostra il contatto di Toynbee col Medio Oriente e la sua idea che la nazione si debba basare sull’autodeterminazione e la capacità di cooperare ed essere connessa in reti sovranazionali. Inoltre, Toynbee, an- cora legato all’idea che l’Occidente debba dare priorità agli interessi delle aree cristiane, caldeggia la costruzione di una Grecia allargata a scapito dei turchi. La seconda parte documenta, invece, la svolta di Toynbee, il quale, inviato a documentare la guerra greco- turca, vedendo con i suoi occhi le efferatezze greche, comincia ad appoggiare la causa dei nazionalisti turchi. Inoltre, matura in lui l’idea di civiltà e contatto fra civiltà: cristiani e islamici appartengono a diverse civiltà e il loro contatto è stato stimolato dalla presenza dell’Occidente, a cui entrambe reagiscono. Come emerge nell’ultima parte, il nazionali- smo turco non è più dunque un elemento negativo, ma il tentativo islamico di applicare un’idea occidentale. Anzi, la nuova Turchia sarà il banco di prova per Occidente e islam: trovare un modus vivendi in Medio Oriente significherà evitare lo scontro di civiltà. Il libro, proprio perché ha il suo cardine nel concetto di civiltà e mira a delinearne la genesi, avrebbe potuto farlo emergere da testi come Nationality and the War, invece di trarlo da scritti successivi: già nel 1915, infatti, Toynbee tratta Europa e Medio Oriente come civiltà diverse ma interrelate e ne delinea gli stadi di sviluppo storico. L’uso del termine non significa che non fosse già presente il concetto; inoltre, l’idea stessa di civiltà avrebbe potuto essere delineata più a fondo. Tuttavia, il testo è prezioso per la vastità di inediti consultati, per il quadro chiaro di eventi complessi in cui colloca il pensiero di Toynbee e il suo rapporto con altri autori inglesi.


Federico Leonardi