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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’Italia e l’imperialismo giapponese in Estremo Oriente. La missione del Partito Nazionale Fascista in Giappone e nel Manciukuò

Alessandro Vagnini

Roma, Aracne, 255 pp., € 15,00 2015

Il volume propone una ricostruzione storica dei rapporti tra il Partito nazionale fascista (Pnf ) e l’Asia orientale. L’attenzione dell’a. si è voluta concentrare in particolare sull’invio nel 1938 di una delegazione del Pnf in Giappone, Corea, Manchukuo e nella Cina settentrionale il cui resoconto finale appare come il principale motivo ispiratore di questo lavoro. Come lo stesso a. ha inteso, infatti, sottolineare con chiarezza, le fonti di archivio italiane (in prevalenza quelle dello Stato maggiore dell’Esercito) pertinenti con il periodo e con i fatti trattati non sono scarse. Il testo è articolato in due capitoli e una lunga sezione in appendice in cui è riportata integralmente la relazione finale della delegazione del Pnf che va a occupare di fatto due terzi dell’intero spazio del volume stesso. Il primo capitolo – Le ambizioni del Giappone. Dall’invasione della Manciuria alla guerra aperta – vuole ripercorrere l’esperienza storica giapponese relativa alla politica di espansionismo territoriale (con particolare attenzione all’occupazione della Manciuria) destinata a condurre il paese verso la «Valle Oscura» (Kurai tanima), sotto l’auspicio della creazione della ben nota «Sfera di Co-prosperità della Più Grande Asia Orientale». La narrazione degli eventi è efficacemente condita da notizie e rimandi all’interazione con alcuni esponenti del Pnf e, più in generale, alla prospettiva politica dell’Italia sullo scenario estremorientale. Nel secondo capitolo – L’Italia e la guerra sino-giapponese. La missione del PNF in Estremo Oriente – gli argomenti affrontati nella parte precedente sono sviluppati essenzialmente dalla prospettiva italiana: si ripercorrono le varie tappe della missione politica fascista nella regione, senza volerne trascurare i particolari, concludendosi con la firma del Patto Tripartito del 1940. Concentrati in non più di una trentina di pagine, entrambi i capitoli presentano una ricostruzione alquanto densa dei fatti storici trattati e la classica articolazione in paragrafi sarebbe stata probabilmente d’aiuto al lettore e forse più appropriata. Diverse lampanti imprecisioni nella trascrizione in caratteri latini dei nomi giapponesi in particolare (molti di questi ormai comunemente noti anche nella letteratura storica italiana) attraversano il testo qua e là. Può lasciare sorpresi come la bibliografia di riferimento, non del tutto aggiornata, annoveri in prevalenza fonti della scuola anglosassone a fronte di una quasi totale assenza di contributi italiani specifici che avrebbero senza dubbio agevolato l’a. nella comprensione e nell’esposizione dei fatti (ad eccezione di alcune fonti di respiro manualistico e altre decisamente datate), ma ancor più di alcune delicate dinamiche politico- culturali proprie del contesto esaminato. Si tratta tuttavia di un lavoro ambizioso e all’a. andrebbe riconosciuto il merito – oltre alla sua attenta ricerca di archivio – di aver riportato all’attenzione del pubblico italofono non specialista di area un tema ancora oggi non sufficientemente indagato.


Oliviero Frattolillo