SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il sindacato nella società industriale

Lorenzo Bertucelli, Adolfo Pepe, Maria Luisa Righi

Roma, Ediesse, 567 pp., euro 50,00 2008

Come si pongono i sindacati di fronte al conflitto sociale degli anni '60 e '70? Quali le ragioni della crisi degli anni '80? A queste domande danno coerenti risposte i saggi proposti in Il sindacato nella società industriale, IV volume della collana Storia del sindacato in Italia diretta da Pepe, che analizzano la storia della Cgil nella più generale storia d'Italia. Alla base della contestazione dei lavoratori italiani si trovano i nodi irrisolti del boom economico, della costruzione di un welfare imperfetto, di una classe politica incapace di gestire la programmazione: alla vigilia del '68 giungono così a maturazione «la modernizzazione indotta dal fordismo» (p. 319) e le trasformazioni che avevano aperto la società dei consumi ai lavoratori. Gli anni dell'azione diretta, saggio di Righi, traccia il crescente peso della Cgil negli anni dell'«autunno caldo» quando le mutate condizioni in fabbrica spingono alla formazione di nuovi quadri e ad una strategia che assume le spinte sociali della classe lavoratrice, donne e giovani in particolare, fatte di contestazione ed antagonismo libertario. Il protagonismo sindacale dell'«autunno caldo» traduce così l'organizzazione in un «soggetto collettore» e formula una «proposta globale» su occupati e disoccupati, programmazione economica, Nord-Sud, istruzione, casa, pensioni, diritti sociali: una vasta proposta riformista che contende ai partiti lo spazio della rappresentanza politica.L'inversione di tendenza degli anni '70 (shock petrolifero, stagflazione economica e ristrutturazioni te nologiche) pone il sindacato, nel momento in cui è più radicato fra le istituzioni del paese, ad una profonda riflessione sui temi dello sviluppo, dell'occupazione, del risanamento economico: il saggio di Bertucelli, La gestione della crisi e la grande trasformazione, esamina con senso critico il ruolo della Cgil e il dibattito interno al sindacato e nella società durante gli anni '70. La crisi economica, l'ipotesi neocorporativa e il compromesso storico impegnano la Cgil sui temi della moderazione salariale, della lotta alla disoccupazione e al terrorismo, ma la strategia dell'Eur, giocata sui rapporti politicoistituzionali, porta il sindacato su posizioni di difesa che si traduce in una progressiva disaffezione, specialmente nei giovani disoccupati. I sentimenti di apatia, sfiducia e rassegnazione, unitamente al duro attacco del padronato, dispiegheranno la loro portata ne I lunghi anni '80, saggio di Pepe che chiude il libro: la crisi di rappresentatività e le spinte corporative ed autonome segnano il passaggio al post-fordismo, alla svolta neo-liberista, a una nuova concezione dell'azione operaia in bilico fra ruolo antagonista negoziale e strumento di gestione del conflitto sociale in fabbrica. Solo alla fine del decennio, e a costo di sacrifici, la Cgil ridefinisce la propria strategia attraverso politiche concertative ed un nuovo ruolo istituzionale volto al risanamento, alla lotta all'inflazione, al sostegno all'occupazione e allo sviluppo. Sono gli anni che aprono la riflessione ad una nuova concezione dei valori di solidarietà, di cittadinanza, di libertà e di lavoro.


Roberto Bruno