SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La vita per la patria. La storia della brigata Sassari nella guerra del 1915

Lorenzo Cadeddu

Udine, Gaspari, 173 pp., euro 14,80 2008

«Sa vida pro sa patria» è il motto dello stemma araldico della brigata «Sassari», reparto che è un tutt'uno con la storia della Sardegna, e il simbolo del suo contributo alla prima guerra mondiale. Il volume fa parte della collana dedicata dall'editore Gaspari alle brigate «Sassari» e «Reggio» nella Grande guerra e segue quello di Paolo Pozzato, Un anno sull'Altipiano con i diavoli rossi. Dunque la Sardinia felix del 1915 non è solo terra di pastori e minatori, internati politici e prigionieri austro-ungarici. Il sistema di reclutamento su base regionale, che la differenzia dalle altre brigate di fanteria, accomuna la «Sassari» alle truppe alpine e rafforza indubbiamente lo spirito di corpo dei giovani coscritti sardi. La costituzione della brigata avviene nel marzo del 1915, il suo trasferimento in «continente» nel maggio, il suo «battesimo del fuoco» sul fronte isontino nel luglio. Il mito di alcuni reparti della Grande guerra è in gran parte legato alla memorialistica. La «Sassari» non fa eccezione, ma l'a. prende subito le distanze dai testi che ne hanno cristallizzato la narrazione. La motivazione è netta: «la memorialistica non dà piena e completa garanzia che il racconto non risenta di personali valutazioni» (p. 7) e poiché le memorie appartengono al campo della soggettività, ne deriva che non sono attendibili. Insomma un invito a tornare alle fonti d'archivio, a raccontare i fatti (militari), a distinguere gli aspetti oggettivi dalle rappresentazioni del conflitto. D'accordo, ma fino a un certo punto. Possiamo prescindere, ad esempio, da un classico della letteratura del 1915-18, Un anno sull'Altipiano, solo perché scritto vent'anni dopo, quando Emilio Lussu «si era già politicamente caratterizzato passando dal più convinto interventismo dei giorni universitari al più acceso antimilitarismo nato, peraltro, dalla brutalità della guerra» (p. 7)? Certamente no, anche perché è lo stesso a. a ricorrere ampiamente a questi testi e ad intrecciarli con la documentazione «ufficiale» degli archivi militari. Nel volume si ricostruiscono in maniera minuziosa e accurata, attingendo soprattutto ai diari reggimentali, le operazioni in cui la «Sassari» è impegnata nel 1915, a partire dal luglio quando il reparto viene dislocato nella zona di Gradisca. Le settimane sono quelle della seconda battaglia dell'Isonzo, le località da prendere (e da tenere) Bosco Cappuccio, S. Martino del Carso, monte S. Michele. Dal 25 luglio al 28 agosto i due reggimenti della brigata (151° e 152°) contano 2.420 perdite tra morti, feriti e dispersi. Nelle note si fornisce notizia, giorno dopo giorno, dei nomi di tutti i caduti in combattimento e dei soldati deceduti in strutture sanitarie. La descrizione è analitica, densa di cifre, di quote e di particolari sulle azioni di compagnie e battaglioni. La lettura ne risente fin troppo, anche se a tratti è alleggerita proprio dalle memorie dei vari biografi «istituzionali» della brigata, per lo più ufficiali di complemento come Sardus Fontana, Alfredo Graziani, Leonardo Motzo, Nicola Pascazio, Giuseppe Tommasi.


Daniele Ceschin