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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La nuova età delle costituzioni. Da una concezione nazionale della democrazia a una prospettiva europea e mondiale

Lorenzo Ornaghi (a cura di)

il Mulino, Bologna 2000

Viene alla mente, di fronte a questo volume, che raccoglie gli atti di una giornata di studio in cui è stata presentata una ricerca promossa dalla Fondazione Cariplo "A cinquant'anni dalla costituzione", una analoga ricerca promossa dal Consiglio regionale toscano in occasione del trentennale. Ma dopo vent'anni nulla è comparabile. "Tra il governo e la governance, tra la costituzione di ieri e di oggi, il solco dei valori è profondo. Tuttavia, il rispetto che dobbiamo a quell'epoca ci richiama alla consapevolezza che, piaccia o meno - si è voltato pagina" (p. 143). È questo, nelle parole di Mauro Calise, un filo rosso che unisce le sei relazioni, di cinque interventi e l'Introduzione del curatore, Lorenzo Ornaghi. Questi sottolinea l'emergere di una nozione di "Stato al plurale", di fronte allo sviluppo di una "molteplicità di poteri e anche di autorità". Gli fa eco il suo allievo Vittorio E. Parsi, che vede risorgere "la possibilità o il mito dell'impero, inteso come l'unica struttura in grado di ricondurre a una forma di unità i tanti diversi sistemi a geometria variabile (da quello della sicurezza a quello della global economy), perché ritenuto l'unico in grado di tollerare al suo interno diversi centri di allocazione della lealtà politica e della stessa identità, proprio perché in grado di gerarchizzarli" (p. 193). Un impero che ha il suo centro a Washington D.C. È un tema sottolineato anche da Calise, che studia quella parola "diventata così à la page": governance, tentandone una tipologia, da cui si evince la complessità delle reti di governo, superato il classico schema costituzionale. Pombeni propone così un itinerario dal liberalismo al liberalismo tra la cultura costituzionale degli ultimi due secoli, di fronte alla questione del "ripensamento delle forme organizzative dello spazio politico in una realtà plurinazionale" (p. 47). Dalle "costituzioni statali" dell'Ottocento, che presuppongono lo Stato, si è passati, secondo lo schema proposto da Maurizio Fioravanti, alle "costituzioni politiche" del Novecento, che ampliano il quadro alla società e propongono un percorso di attuazione, di cui sono protagonisti i partiti. La crisi di questi ultimi e l'emergere di uno spazio internazionale aprono al problema di una costituzione europea. Questa "non avrà un'origine politica costituente", ma si sta distillando in particolare "per progressiva generalizzazione ed assimilazione delle soluzioni offerte dalla complessa pratica del diritto comunitario, fatta anche di una decisiva componente di carattere giurisprudenziale" (p. 65). Al passaggio verso l'Europa della "costituzione economica" è dedicato il contributo di Alberto Quadrio Curzio, che esamina in successione quelle proposte dalla Carta del 1948, dai trattati europei, e dalla "terza bicamerale". Ai temi istituzionali emersi in quest'ultima occasione sono dedicati anche gli interventi di Balboni, Berselli, Barbera, Pastori ed Ettore Rotelli, che danno al volume il tono di un repertorio aperto.


Francesco Bonini