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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Due nazioni. Legittimazione e delegittimazione nella storia dell'Italia contemporanea

Loreto Di Nucci, Ernesto Galli della Loggia (a cura di)

Bologna, Il Mulino, pp. 365, euro 19,50 2003

Dieci saggi, più l'Introduzione dei due curatori. In una scheda, si può solo darne un'idea. Dico subito, con la perentorietà che dà l'impronta all'insieme: da leggere. E da non confondere, equivocando per il ripetersi dei nomi, con Miti e storia dell'Italia unita: quello dichiaratamente un libello, questo un libro. Non per niente, data la natura del discorso pubblico promosso dai media, del primo si è scritto più che di questo. Il quale non è meno né diversamente schierato, muove da palesi esclusioni, è un quadro d'autore a ridosso dell'attualità, sia nel progetto della Fondazione Agnelli, che nel convegno torinese del 2001 e in questo libro che ne deriva. Galli della Loggia detta la via, il concetto della ?divisività? ? parola chiave ? è con le ?due nazioni? l'insegna che tutti seguono, l'idea forte che nei casi migliori alimenta e si alimenta degli studi e casi di studio dei singoli; altre volte si mostra un po' un assillo dimostrativo e rimane un dato a priori. Si soffre l'assenza di saggi comparativi che dimostrino perché e quanto si possa e debba considerare a tal punto precipuo dell'Italia questo portare dentro di sé ? irriducibili e replicanti ? le ?due nazioni?. Eppure Di Nucci e Galli della Loggia aprono con una citazione del 1820 di Augustin Therry che riferisce le divisioni alla Francia. Dal punto di vista del conflitto delle memorie e della lotta politica oggi (Cafagna, Salvadori, di nuovo Galli), tutto il libro ha un suo nerbo: chi nella deprecatio del conflitto fra sempre rinascenti estreme ci si butta con più zelo, chi appare più renitente, come Romanelli, che conclude argomentando con distacco sulle Retoriche di fine millennio. Può apparire curioso ? ma forse è solo autobiografico, e comunque affermazione veridica, comprovata da questo stesso libro ? che in apertura si registri ?il fatto che la storiografia ha continuato a muoversi nel solco della sua tradizione, e quindi a svolgere le funzioni di sentinella e spesso di avanguardia della politica? (p. 13). Si leggono con particolare profitto i saggi di Rumi e di Macry. Lavorando sulle Immagini del Mezzogiorno nel discorso politico nazionale, Macry mostra come l'unificazione implichi divisione, anzi la crei, per differenza e antitesi. Molto denso I poteri del re. La Corona, lo Statuto e la contestazione cattolica 1878-1903: qui la chiave delle ?due nazioni? appare creativa e liberante. Rumi usa come fonte il quotidiano cattolico intransigente «Osservatore cattolico», proprietà della Santa Sede, diretto da don Albertario, e ne propone una lettura non sociale, ma politica: un organo permanente di delegittimazione, che guarda al futuro e non al passato, dell'Italia, della nazione e dello Stato nato come ?frutto dell'albero avvelenato? della rivolta a Dio e alla Chiesa. Quando nel 1945 l'Italia cadrà in braccio alla Chiesa, tornando in pace con se stessa, non ci sarà più bisogno di Stato, essendone le principali funzioni ? politica estera e militare ? ormai delegate a potenti ?alleati'. Convincente. Delle buone ragioni per restare ?divisivi? e divisi.


Mario Isnenghi