SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Lo Stato-Partito del fascismo. Genesi, evoluzione e crisi 1919-1943

Loreto Di Nucci

Bologna, il Mulino, 628 pp., euro 40,00 2009

Loreto Di Nucci ha scritto una storia del fascismo ricostruita attraverso i rapporti che intercorsero fra il Partito nazionale fascista e lo Stato. È scritta in modo molto chiaro, come un libro di sintesi che riesce ad esporre fatti e problemi senza togliere complessità alla narrazione, e quindi è anche adatta a un pubblico di non specialisti. Il che, mi sembra, sia un merito da sottolineare anche perché è una caratteristica che non sempre si riscontra nei lavori di ricerca più impegnativi. La tesi principale del saggio si può riassumere come segue: nel corso del ventennio fascista il Pnf tentò di sostituirsi allo Stato indebolendolo, compromettendone la struttura e dando vita ad un vero e proprio «caos sistemico» (p. 610). Per sostenere questa ipotesi interpretativa l’a. si sofferma con particolare attenzione sulle dinamiche esistenti fra i rappresentanti del Ministero dell’Interno e quelli del Partito, evidenzia la presenza di due diversi centri decisionali e, quindi, di un conflitto costante. A suo avviso, infatti, il dualismo fra lo Stato e il Partito, nato da una «disfunzione sistemico-strutturale», avrebbe rappresentato «un fattore permanente di instabilità» (p. 611) e quindi una delle caratteristiche principali del regime fascista. Ora, come è noto, per la sua importanza, il tema del rapporto fra il Pnf e lo Stato ha rappresentato, e tuttora costituisce, un classico della storiografia sul ventennio fascista, affrontato fra i primi da Alberto Aquarone nel 1965, con il suo L’organizzazione dello Stato totalitario; poi da Renzo De Felice, nei volumi della monumentale biografia mussoliniana; e, da una prospettiva completamente diversa, da Emilio Gentile nella Storia del partito fascista del 1989 e ne La via italiana al totalitarismo. Il partito e lo Stato nel regime fascista del 1996. Sulla scia di questi contributi, negli ultimi venti anni, la storiografia italiana e quella americana hanno approfondito il nesso fra i rapporti che legarono il Pnf allo Stato e la natura totalitaria del regime fascista. Lo ha sottolineato recentemente Alberto De Bernardi ricostruendo il dibattito storiografico sul fascismo dal dopoguerra ad oggi, nella nuova edizione del suo Una dittatura moderna (2006), e ricordando che proprio la simbiosi fra il Partito e lo Stato costituisce uno degli indicatori del carattere totalitario della politica fascista. Dopo aver letto le seicentotrenta pagine di questo volume, mi sembra che, accanto al valore della ricerca e della ricostruzione, occorra sottolineare come alcuni interrogativi rimangano senza risposta. Mi riferisco soprattutto all’assenza di un riferimento al dibattito che ha preceduto questo lavoro, dedicato ad uno dei temi più studiati dalla storiografia sul fascismo dal dopoguerra a oggi. Credo, infatti, che in un volume così lungo e così impegnativo, costruito su materiale edito e inedito, sarebbe stato opportuno un confronto con gli storici che si sono occupati di questo argomento in modi che non sono quelli di Di Nucci e con conclusioni molto diverse dalle sue; così come una riflessione sul totalitarismo, confinato in una nota a p. 554, avrebbe dato alla tesi portante del libro maggiore forza e chiarezza.


Alessandra Tarquini