SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia dell'America latina contemporanea

Loris Zanatta

Roma-Bari, Laterza, VI-260 pp., € 22,00 2010

Da tempo si sentiva l'esigenza di un libro di questo genere che fungesse da manuale di riferimento per i corsi di Storia dell'America latina contemporanea e come ragionato testo d'avvicinamento ai problemi di lunga durata della regione. Fino ad oggi infatti i lavori di taglio più generale avevano prediletto la centralità della dimensione economica (rielaborando la lezione di Ruggiero Romano) o erano opera di studiosi prestati alla storia (il volume di Roquié). Zanatta ha avuto il coraggio di osare un'impresa complessa, cercando l'equilibrio tra visione generale e letture personali, e il risultato mi sembra gli dia pienamente ragione. Come lo stesso a. chiarisce nell'introduzione, un lavoro di questo genere comporta «scelte dolorose» (p. V); al contempo però tale selezione di un percorso sintetico evita di farsi intrappolare in un florilegio di nomi, date, eventi, cercando semmai risposte nella coralità, nei processi osmotici, nel tracciato paziente di cammini che rendano leggibili cesure e continuità. Dietro un'apparente semplicità, la cifra più originale del lavoro scaturisce dal dialogo ottenuto tra storia politica, economica e religiosa. Questo riverbera nell'intreccio tra prospettiva spaziale e cronologica, nell'equilibrio tra testo e schede di approfondimento e perfino nel selettivo ma originale criterio applicato alle bibliografie che chiudono i capitoli. L'introduzione parte da una riflessione intorno all'idea di America latina, come «tensione tra unità e molteplice» (p. 10), che ritrova una propria coerenza nei termini di un concetto storico, ancor prima che geografico. Questo si è sedimentato nel tempo sui resti di un'ideale civiltà iberico-americana costretta a confrontarsi continuamente con una cangiante complessità umana, sociale, economica, e con il suo collocarsi nello spazio dell'Occidente. Il volume si struttura quindi in due parti, Dall'indipendenza alla seconda guerra mondiale e Dalla guerra fredda a oggi, suddivise in sei capitoli ciascuna. La struttura permette di collegare i fili dei processi di lungo periodo e di abbozzare, pur tra le tante fratture, un discorso di continuità: le dinamiche di State-building per esempio, sono rilette dall'erosione del patto coloniale, attraversando la disputa sui progetti federali, il forjar patria, l'irruzione sulla scena dei militari, la guerra fredda, la década perdida fino ad approdare alla stagione della globalizzazione finanziaria, sospese tra effetti della crisi debitoria e dinamiche di secolarizzazione. Questo approccio «lungo» vale anche per le formule dei populismi (tema caro all'a.), l'eredità del patronato e della società organica, il rapporto con gli Usa (dal Big Stick alla Guerra fría, tra rivoluzioni e constorinsurgencia); forse si poteva dare più enfasi all'emergere, nel corso del '900, di una prospettiva «pacifica» (qui toccata attraverso la «variante cinese»), oltre gli orizzonti atlantici, ma il lavoro è coerente, innovativo (i passaggi dedicati alle lacerazioni interne alla Chiesa) e soprattutto utile, dimostrando la possibilità di unire a una lettura profonda dei processi la capacità di fornire anche al non esperto una preziosa mappa della contemporaneità.


Massimo De Giuseppe