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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'utopia eugenetica del welfare state svedese (1934-1975). Il programma socialdemocratico di sterilizzazione, aborto e castrazione

Luca Dotti

Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, pp. 325, euro 22,00 2004

Il programma statale di sterilizzazione vigente in Svezia per quarant'anni e che interessò 62.888 persone, è un caso di studio cruciale per la comprensione del successo dell'idea eugenetica nella prima metà del XX secolo. Cruciale perché la legislazione fu approntata da un governo socialdemocratico, quello guidato da Per Albin Hansson, che nel 1932 aprì la strada a una lunghissima egemonia politica del Partito Socialdemocratico svedese. Cruciale anche perché il programma rimase tranquillamente in vigore fino al 1975, quando una nuova legge disciplinò la sterilizzazione in modo rigorosamente volontario e con finalità medico-contraccettive piuttosto che eugenetico-sociali. In Italia era già disponibile sul tema un saggio di P. Colla (Carocci, 2000). Il libro di Luca Dotti, che presenta i risultati della sua tesi di laurea, aggiunge un maggiore dettaglio nella ricostruzione dei diversi passaggi legislativi e un'interessante appendice documentaria. La normativa sulla sterilizzazione ? e quella, profondamente interconnessa, che nel 1938 autorizza l'aborto per ragioni mediche, eugenetiche e sociali, e nel 1944 la castrazione per i colpevoli di reati sessuali ? è interpretata alla luce di alcuni fattori culturali di lungo corso. Da un lato la tradizione religiosa luterana, con l'ansia di moralizzazione della vita pubblica e privata e il severo stigma che la comunità imprime ai trasgressori delle norme (i pericolosi ?asociali? di tanta retorica eugenetica). Dall'altro lato, la mistica nazionalpopolare del Folk che, in sintonia con quanto avviene in Germania nella stessa epoca, alimenta una rappresentazione in chiave biologico-razziale dell'identità nazionale. La svolta cruciale, però, si colloca all'alba dei fatidici anni Trenta, quando entrambi questi elementi sono assunti nel bagaglio ideologico della socialdemocrazia al potere, aggiornati alla luce del peso crescente assunto dallo Stato nel governo della crisi economica e del successo dei miti tecnocratici del funzionalismo. Il progetto di una Folkhemmet (casa del popolo) solidale e di un'assistenza statale universale su cui si incardina il ?modello svedese? di welfare ha, infatti, come corollario inquietante l'utopia, coltivata da esperti e teorici di politica sociale (fra cui spiccano i nomi dei premi Nobel Gunnar e Alva Myrdal), di una pianificazione e ?razionalizzazione? integrale della vita collettiva che si estenda agli aspetti più intimi della sfera domestica. Con il risultato che ai soggetti refrattari all'utopia, ai ?tipi umani B? (madri singole in difficoltà, padri alcolisti, piccoli teppisti recidivi, vagabondi, stranieri indesiderati, ecc.), si proponga o, spesso, si imponga col gioco sottile dei ricatti e dei condizionamenti, una soluzione al proprio stato di ?improduttività? sociale che passi anche attraverso il sacrificio della capacità di generare. Un insieme di riflessioni stimolanti alle quali avrebbe senz'altro giovato, insieme a minori concessioni al registro dell'indignazione politicamente corretta, una maggiore cura stilistica del testo e delle traduzioni.


Claudia Mantovani