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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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I dannati dell'Asinara. L'odissea dei prigionieri austro-ungarici nella Prima guerra mondiale

Luca Gorgolini

Torino, Utet, 154 pp., Euro 18,00 2011

Durante la Grande guerra la Serbia subì tre invasioni e, a partire dall'ottobre del 1915, una pesante occupazione militare caratterizzata da una violenta repressione della popolazione civile che si manifestò attraverso incendi di villaggi, massacri di donne e bambini, stupri di massa. Ciò che avvenne nel «Paese della morte» nei primi 15 mesi del conflitto costituisce però solo l'antefatto di una vicenda minore ma terribile, poco indagata dalla storiografia nonostante l'abbondanza di fonti di cui il volume dà ampiamente conto: il dramma dei prigionieri austro-ungarici che dall'autunno del 1915 seguirono il destino dei loro carcerieri serbi in fuga attraverso i Balcani e l'internamento dei sopravvissuti nell'isola dell'Asinara. Prigionieri mescolati a soldati e profughi, tutti costretti a un esodo di centinaia di chilometri che avvenne in condizioni disumane attraverso un territorio a tratti ostile. La lunga marcia dalla Serbia all'Adriatico si concluse solo a Valona nel dicembre del 1915, quando circa 24.000 prigionieri - erano partiti in 40.000 - vennero presi in consegna dalle autorità militari italiane, non certo per un atto umanitario, ma in previsione di usarli come pedine di scambio. L'isola dell'Asinara venne individuata come il sito più idoneo per allestire uno dei campi di prigionia più grandi di tutto il conflitto. L'operazione di trasferimento da Valona durò complessivamente meno di due mesi. Circa 1.500 morirono durante il viaggio, soprattutto per lo scoppio di un'epidemia di colera. Numerose furono le salme gettate in mare prima dell'approdo sull'isola sarda. Quasi altrettante furono le vittime registrate nei primissimi giorni dell'internamento, con una media di 169 morti al giorno. Una situazione sanitaria da girone dantesco, con la necessità di provvedere alla disinfestazione dei campi e degli improvvisati ospedali, alla cura dei colerosi e degli altri malati, alla sepoltura di migliaia di corpi in una enorme fossa comune. Complessivamente, dal momento dell'imbarco a Valona al termine dell'emergenza sanitaria, le vittime furono circa 7.000, quasi il 30 per cento del totale.L'a., ricorrendo ad un'ampia serie di fonti, in particolare diari e memorie dei prigionieri, oltre alla situazione logistica descrive la convivenza quotidiana con la morte, le difficoltà alimentari, l'universo multietnico dei prigionieri e le relative tensioni, la follia, il lavoro. Un affresco di un'esperienza terribile, solo in parte rapportabile a quella di altri luoghi di internamento, perché nella geografia dei campi di prigionia la «città di tende» dell'Asinara costituì un capitolo a parte, anche dopo il trasferimento in Francia dei reduci della ritirata dalla Serbia, avvenuto tra la primavera e l'estate del 1916. Un libro quindi che aggiunge molto a quanto già sapevamo sulla prigionia in Italia durante la Grande guerra e che soprattutto ricostruisce in maniera analitica una vicenda che finora era stata filtrata solamente dalla Relazione pubblicata dal comandante del campo dell'Asinara nel 1929, un testo ponderoso, ma largamente autocelebrativo e volutamente omissivo.


Daniele Ceschin