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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le istituzioni pubbliche nel passaggio dallo Stato Pontificio al Regno d'Italia. Il caso di Civitavecchia

Luca Lupi

Civitavecchia, Prospettiva, 113 pp., Euro 12,00 2011

Ci si sarebbe attesi di più da un titolo che prometteva di mettere a fuoco un'importante città dello Stato della Chiesa nel periodo del passaggio al Regno d'Italia. Dei quattro capitoli di cui il libro è composto, invece, solamente uno è dedicato effettivamente al caso di Civitavecchia. Nel primo viene affrontata l'unificazione amministrativa del Regno d'Italia senza offrire spunti innovativi, sulla base di pochi riferimenti bibliografici piuttosto lontani nel tempo. Al lettore viene riproposta una lettura delle fasi che portarono i territori degli antichi regimi all'adesione alla Corona sabauda attraverso i plebisciti che si chiude poi, in due sole pagine, sulla legge Rattazzi del 1859. Nel secondo capitolo, in meno di 30 pagine, si analizza l'ordinamento amministrativo del Regno, con la figura prefettizia emarginata in una pagina. 54 pagine su 113 appaiono dunque eccessive per fornire motivo di contestualizzazione normativa e politica. Esse lasciano alla parte più direttamente riferibile al titolo esattamente l'altra metà del libro (escludendo due pagine di Considerazioni conclusive e due pagine e mezzo di Bibliografia). Dalla metà del libro, dunque, si immagina di potersi immergere effettivamente nella trattazione del passaggio dallo Stato pontificio al Regno d'Italia e al caso di Civitavecchia. Per ciò che riguarda il terzo capitolo, relativo alla situazione nello Stato pontificio, la trattazione dell'ordinamento locale ricorda le riforme restrittive di Leone XII, ma lascia in pochissime righe la riforma del 1831 varata da Gregorio XVI, tralasciando, peraltro, di trattare la forte spinta che il pontefice ricevette in tal senso dalle potenze europee con il famoso Memorandum nel maggio di quell'anno. Infine, del «caso di Civitavecchia», che avrebbe dovuto costituire la parte più innovativa della ricerca, si pretende di ripercorrere sinteticamente la storia del centro laziale a partire dall'anno di grazia 103 d.C. e, in poco più di cinque pagine, si giunge al 1870. Altre sei pagine sono dedicate alla descrizione del locale Archivio storico, le rimanenti 30 riprendono il tema delle istituzioni pubbliche a partire dagli anni giacobini per arrivare a quelli prossimi all'unificazione, ma nel percorso compiuto spesso viene perso proprio il registro istituzionale. Qualche documento viene utilizzato a parte, sostituendosi e non integrandosi alla narrazione e senza esserne un'appendice, tradendo in tal modo, peraltro, l'attenzione riservata ai documenti d'archivio annunciata qualche pagina prima. È francamente esagerata, dunque, una delle conclusioni secondo cui «alla luce di tutti gli avvenimenti storici che hanno portato alla definitiva unità nazionale, emerge in maniera chiara e inequivocabile l'importanza assunta da Civitavecchia e dalle altre Province Pontificie al fine del suo raggiungimento» (p. 109). Una conclusione a cui si può aderire per fede e per conoscenza del territorio, ma di cui questa modesta pubblicazione non offre prove.


Marco De Nicolò