SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La resa dei conti. Il Kosovo, l'Italia e la dissoluzione della Jugoslavia (1939- 1941)

Luca Micheletta

Roma, Editrice Nuova Cultura, 247 pp., euro 14,00 2008

L'a. fa parte di un gruppo di ricercatori che di recente ha rivolto i suoi interessi alla politica fascista verso i Balcani, dando alle stampe un volume collettaneo sull'occupazione italiana in Jugoslavia (F. Caccamo, L. Monzali, L'occupazione italiana della Iugoslavia, Firenze, Le Lettere, 2008). Questo libro è invece incentrato sul triennio antecedente, dallo sbarco in Albania ai primi mesi successivi al crollo della Jugoslavia, un periodo fra i più intensi e confusi dell'attività diplomatica italiana. La ricerca mette in evidenza l'incontro di interessi fra alcuni leader politici kosovari desiderosi di emanciparsi dalla Jugoslavia e la diplomazia fascista, orientata a disgregare lo Stato balcanico e attrarre il Kosovo nell'orbita italiana attraverso l'annessione all'Albania. Il Ministero degli Esteri diretto da Galeazzo Ciano diede vita in quegli anni ad una fervida attività, sia attraverso canali diplomatici ufficiali, sia con metodi di «guerra sporca» quali i finanziamenti occulti e la manipolazione dell'informazione. Anche nel caso kosovaro, come per quello croato o macedone, i risultati furono mediocri, del tutto al di sotto delle aspettative e delle risorse investite. Il tentativo di sfruttare le contraddizioni interne alla Jugoslavia non ebbe successo e l'annessione del Kosovo avvenne solo in seguito all'invasione militare e alla compiacenza tedesca.Micheletta inquadra bene la vicenda kosovara in un contesto internazionale che vive fasi alterne: dall'attività di destabilizzazione della Jugoslavia nel corso degli anni '30 all'annessionedell'Albania, dalla quale l'Italia eredita una politica irredentista nei confronti del Kosovo e di lembi di territorio macedone e greco; dalla fallimentare aggressione della Grecia, durante la quale i sogni di espansionismo ai danni della Jugoslavia vengono momentaneamente accantonati, fino al decisivo intervento tedesco, che pone la diplomazia italiana nella difficile posizione di dover dare un nuovo assetto amministrativo ai territori acquisiti, di fatto scontentando tutti: montenegrini, bulgari, albanesi.L'interpretazione verte sul rifiuto di accettare la visione macchiettistica di un Mussolini istericamente geloso dei successi hitleriani e considerare la «guerra parallela» mussoliniana come un fallito tentativo di frenare l'avanzata politico-economica tedesca nei Balcani, salvaguardando una sfera d'influenza italiana nel Mediterraneo. Al di là del merito di tale visione, la prospettiva adottata, quella della storia politico-diplomatica, privilegia il punto di vista degli alti responsabili della politica fascista, attraverso un uso quasi esclusivo di documenti diplomatici, parzialmente inediti, provenienti per lo più dall'Archivio storico del Ministero degli Affari esteri (Asmae). I protagonisti di questa vicenda sono i diplomatici italiani ? Ciano in primis ? mentre le personalità kosovare o albanesi rimangono sullo sfondo. I loro obiettivi, i concreti interessi delle popolazioni, la realtà del territorio, vengono sempre valutati da un punto di vista italiano, interpretati con gli occhi (quanto lucidi o interessati?) dei diplomatici fascisti. Il rischio di una forzata parzialità o di un'apparente adesione alle logiche fasciste è evidente.


Eric Gobetti