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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Alle origini dell'antisemitismo nazional-fascista. Maffeo Pantaleoni e «La Vita italiana» di Giovanni Preziosi (1915-1924)

Luca Michelini

Venezia, Marsilio, 124 pp., Euro 14,00 2011

Il volume indaga le ragioni del virulento antisemitismo di Pantaleoni a partire dalla Grande guerra. Duplice l'obiettivo: capire in che termini la polemica antiebraica dell'economista può essere ricondotta al suo più complessivo percorso intellettuale, nel tentativo di comporre in un ritratto organico la figura dell'acclamato accademico con quella del «folle» polemista antisemita; dimostrare come Pantaleoni, attraverso il periodico «La Vita italiana», che ospitò la maggioranza delle sue esternazioni antisemite, si pose «al vertice, negli anni 1915-1924, di un complesso movimento» in cui la «campagna antiebraica [fu] una componente essenziale di quel moto politico, culturale, economico e sociale che portò Mussolini al potere» (p. 20).La dimostrazione delle tesi è affidata alle parole di Pantaleoni, materiale edito e in parte già noto. Le citazioni antisemite di Pantaleoni sono inserite all'interno di un percorso politico-teorico di lungo periodo, che più volte lo spinse a scagliarsi «contro il parassitismo socialista da un lato e contro il parassitismo borghese dall'altro» (p. 58), incarnati nelle figure del socialista Treves e del banchiere Toeplitz. Pantaleoni lesse lo svolgersi degli anni del conflitto e del primo dopoguerra attraverso il prisma di un'ossessiva visione complottistica (fu «La Vita italiana» a diffondere in Italia i Protocolli dei savi di Sion nel 1921): è «l'ebreo dissolvitore» a condurre l'Italia a una «politica di disgregazione interna» (p. 58). L'antisemitismo di Pantaleoni, privo di intonazioni che rimandino all'antiebraismo cattolico ed esente da declinazioni biologiste, appare così una componente integrante della sua visione politica, coerente con il viscerale antisocialismo e la strenua critica del giolittismo.Non pare invece raggiunto il secondo obiettivo dell'a.: dimostrare che l'antisemitismo fu una componente essenziale del moto politico-culturale che portò il fascismo al potere. L'a. ritiene la «La Vita italiana» al centro di una vasta rete mediatica decisiva nel condurre Mussolini al governo. L'equazione proposta è che l'ampiezza e l'importanza delle collaborazioni, coniugate alle posizioni antisemite di Pantaleoni, abbiano condotto «a considerare l'antisemitismo una componente fondamentale» di tutto quel «moto culturale, politico e sociale che culminò […] con l'ascesa al potere di Benito Mussolini» (p. 52). Collaborare a una rivista che tra i suoi numerosi aspetti qualificanti annoverava posizioni di esplicito antisemitismo non rappresenta di per sé motivo sufficiente a considerare l'antisemitismo una «componente essenziale» del movimento che portò al potere il fascismo, né una caratteristica organica dello stesso. Più utile sarebbe stato cercare di indagare le ragioni per cui l'antisemitismo esplicito di Pantaleoni e Preziosi non fu ritenuto dai molti collaboratori de «La Vita italiana» un motivo per prenderne le distanze. È una questione che l'a. richiama (p. 50), ma dalla quale troppo velocemente devia per esporre la tesi, non sostenuta da fonti, dell'antisemitismo come elemento integrante nell'ascesa del fascismo.


Ilaria Pavani