SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Il Ponte? di Calamandrei 1945-1956

Luca Polese Remaggi

Firenze, Leo S. Olschki, pp. 444, euro 35,64 2001

L'ottimo e documentato libro di Luca Polese ricostruisce con attento e partecipato esame le vicende di un uomo, Piero Calamandrei, di un gruppo, gli intellettuali azionisti di Firenze e Torino, e di una rivista il ?Ponte?, appunto, che da questi uomini nacque e fiorì tra il 1945 ed il 1956 (quando la narrazione si ferma). Per la verità il libro è molto centrato sugli anni quaranta; gli anni cinquanta sono percorsi più rapidamente come se quello che dovevano dire i suoi personaggi l'autore pensasse che essi lo avessero già detto nel tormentato dopoguerra. È comunque un piacere tornare a leggere un'opera di tanto impegno e respiro, che riconduce il dibattito storiografico nell'alveo che gli è peculiare. Il libro è di grande livello e fa emergere con maestria il dibattito intellettuale degli anni di guerra e dell'immediato dopoguerra nonché la forte tensione morale di ricerca ideale che scaturì dall'azionismo (vero protagonista del volume) e dalla Resistenza. Oggetto della ricerca è anche il collocarsi di questo dibattito intellettuale rispetto al confronto politico del tempo, anch'esso peraltro di notevole spessore, come possiamo, constatare dall'ampia e documentata ricostruzione di Polese. Merito del lavoro è restituire per intero questa temperie intellettuale al lettore che di conseguenza torna all'interno dei dibattiti intellettuali degli anni quaranta e cinquanta, promossi dagli azionisti, in un'epoca felice in cui si faceva politica con le riviste e non con la televisione. Gli autori del ?Mondo? (detto tra parentesi) notarono già nei primi anni sessanta, con l'affermarsi delle ?tribune politiche?, l'inizio della fine di un'epoca, quella dei comizi, dei salotti e delle riviste e l'avvio di una nuova era televisiva. Del tempo delle riviste, dei salotti e dell'impegno intellettuale Polese ci restituisce tutta l'atmosfera ed il forte spessore critico. Pone pure alcuni interessanti ed a mio avviso anche importanti problemi di metodo. Se cioè chi scrive la storia di una rivista possa vedere l'epoca in questione attraverso gli occhi degli autori che studia o deve prenderne le debite distanze. Deve prendere le necessarie distanze, certamente. Anche se è possibile ? in qualche caso ? leggere il periodo in questione attraverso i reportages del giornale che sono sì di parte ma in certi casi si propongono soprattutto di fare da specchio alla realtà. Come nel caso del ?Mondo? chiamato spesso in causa da Polese per poterlo paragonare al ?Ponte?. È certamente giusto confrontare le due riviste, simili per tanti aspetti, ma il ?Mondo? aveva un taglio giornalistico, da rotocalco, che il ?Ponte? non aveva. Per questo ? e perché i suoi autori erano stati promotori del ?neorealismo?, cioè del ritratto della realtà attraverso le foto e i reportages come unica forma d'arte ? è possibile utilizzare il ?Mondo?, anche per ricostruire un'epoca, ritratta, assorbita, da una rivista così fortemente schiacciata dalla realtà, così attenta a farne un ritratto veritiero. Mentre ciò è più difficile con il ?Ponte? attento soprattutto al dibattito intellettuale ed alle posizioni politiche che ne scaturivano.


Antonio Cardini