SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il papa non deve parlare. Chiesa, fascismo e guerra d'Etiopia

Lucia Ceci

Roma-Bari, Laterza, XIII-288 pp., € 20,00 2010

Cogliendo l'occasione dell'apertura dell'Archivio Segreto Vaticano relativa al pontificato di Pio XI (1922-39), l'a. ha svolto un prezioso lavoro di scavo attorno alla «questione etiopica» nei rapporti tra Santa Sede e regime fascista. Sulla base di carteggi inediti, che rivelano contrasti ufficiosi e profondi dissensi manifestati dal papa di fronte alla volontà di Mussolini di invadere l'Etiopia, il volume ricompone l'atteggiamento del papa, ma anche dei suoi collaboratori, di parte dell'episcopato e del mondo cattolico italiano, facendo emergere, al di là del diffuso consenso agli intenti «civilizzatori» e «missionari» dell'impresa, un disaccordo di fondo sull'idea di «guerra giusta», nonché i tentativi di Pio XI di impedire il progetto di aggressione. Come rilevato nei diari di mons. Domenico Tardini, sottosegretario degli Affari ecclesiastici straordinari, la disapprovazione del pontefice fu netta, al punto che, se resa pubblica, rischiava di compromettere i rapporti tra Stato e Chiesa, appena rinsaldati con la firma dei Patti Lateranensi del 1929. Le preoccupazioni di Mussolini per le posizioni del papa, contrarie non solo all'invasione, ma anche all'avvicinamento dell'Italia alla Germania di Hitler, anche per le possibili ripercussioni sulle missioni cattoliche in Africa, furono immediatamente manifestate dal conte Pignatti, ambasciatore italiano presso la S. Sede, all'indomani di un discorso rivolto dal Papa ad un convegno delle infermiere cattoliche. Le intimidazioni del regime e i timori degli ambienti vaticani di mettere in discussione gli equilibri e le garanzie ratificate nel '29, indussero ad una revisione del testo ufficiale del discorso da pubblicare sull'«Osservatore Romano». Analogo percorso avvenne nel dicembre '35, a guerra inoltrata, quando il papa rinunciò a pronunciare un'esplicita condanna al Concistoro. Il volume mette, così, in luce le difficoltà con cui il pontefice si scontrò nei suoi intenti di salvare una soluzione pacifica della crisi e che lo indussero al silenzio piuttosto che alla pubblica denuncia. L'impostazione del saggio apre tuttavia alcuni problemi di carattere interpretativo. Lucia Ceci considera prevalentemente lo scenario italiano, e dunque l'atteggiamento del papa matura nei confronti del principale interlocutore, cioè il regime fascista. È la documentazione stessa a porre in rilievo la centralità della vicenda nei rapporti tra Stato e Chiesa, tra mondo cattolico e regime. Ma la «questione etiopica» fu anche un evento internazionale. Le strategie e le posizioni dei pontificati del '900 non sembrano riducibili ai soli criteri «nazionali», ma sono ispirati dalla nuova dimensione «planetaria» che il cattolicesimo è andato assumendo. Tanto più che il tema delle missioni e del loro rapporto con i regimi coloniali rappresenta uno degli aspetti meno studiati ma centrali del pontificato di Pio XI. Occorrerebbe, allora, andare oltre i cenni pur presenti nel volume, verificando le problematiche e le tesi di fondo alla luce di fonti «esterne», come gli archivi inglesi, francesi e americani, per individuare ulteriori elementi di giudizio e collegare le scelte del papa al difficile quadro internazionale.


Paolo Borruso