SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il vessillo e la croce. Colonialismo, missioni cattoliche e islam in Somalia (1903- 1924)

Lucia Ceci

Roma, Carocci, 171 pp., euro 24,00 2006

Seguendo l'esempio francese (l'anticléricalisme n'est pas un article d'exportation) i governi italiani favorirono l'attività delle missioni cattoliche nelle colonie. Il volume ne illustra un aspetto minore, la presenza dei padri trinitari nel Benadir, poi Somalia italiana, dal 1903 al 1924, con una buona documentazione (manca però una descrizione degli archivi missionari utilizzati). Si tratta davvero di un caso minore, sia per la precarietà del dominio italiano, sia perché l'Ordine dei trinitari non aveva una tradizione missionaria, che doveva affrontare per sopravvivere dopo l'esaurimento della sua vocazione secolare, la liberazione dei cristiani prigionieri o schiavi degli Stati musulmani del Mediterraneo. Quindi i padri trinitari nelle stazioni di Chisimaio (allora inglese), Gebid, Brava e poi Mogadiscio furono sempre pochi (una diecina nel momento migliore), impreparati, sprovvisti di mezzi e lacerati da contrasti interni (il prefetto apostolico loro superiore scriveva nel 1908 che erano il «rifiuto di tutti i nostri conventi, mandati qui a pervertire maggiormente e non già a convertire questi poveri neri», p. 171). Lucia Ceci ripercorre con attenzione e precisione le vicende della missione, che, superati i contrasti iniziali con le autorità civili e militari della colonia, non seppe trovare una via di sviluppo. Un'opera di evangelizzazione dei somali era proibita dalle autorità e ritenuta impossibile dagli stessi padri per l'impermeabilità dell'ambiente musulmano. Un'attività nel campo sanitario era impedita dalla mancanza di preparazione dei padri, nessuno dei quali aveva qualche infarinatura di infermieristica, tanto meno di medicina. Le autorità coloniali indicavano come scopo prioritario della missione l'apertura di scuole volte non alla cristianizzazione o alfabetizzazione dei somali, ma alla loro «educazione al lavoro» per la creazione di una manodopera necessaria allo sviluppo della colonia. Anche in questo campo i padri trinitari non ebbero alcun successo. La loro sostituzione con i padri della Consolata fu decretata dal governatore De Vecchi nel 1924, ma era già decisa prima del suo arrivo, anche il Vaticano aveva rinunciato a difendere i padri trinitari. La ricostruzione delle loro vicende in Somalia e del loro pieno fallimento vale a dimostrare che, se il colonialismo italiano era improvvisato, senza una cultura specifica, lo era altrettanto e peggio la penetrazione cattolica in Africa gestita dal Vaticano, almeno in questo caso. Ceci documenta con rigore impietoso come la prima preoccupazione dei padri trinitari mandati allo sbando in Somalia, senza preparazione, né direttive, né mezzi, fosse necessariamente la loro sopravvivenza. E infatti chiedevano a Roma viveri, pecorino e vino, non libri, ma soprattutto il rimpatrio.


Giorgio Rochat