SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Salvador Allende. L'uomo, il leader, il mito

Luciano Aguzzi

Roma, Ediesse, pp. 365, euro 16,00 2003

La figura di Salvador Allende e gli avvenimenti cileni del triennio della sua presidenza (1970-1973) sono, ancora oggi, oggetto di rimozione storiografica. Non esistono infatti, a trent'anni dalla sua tragica morte, analisi che, superando l'agiografia, risultino attendibili. Lo studio che qui si presenta, apparso nel trentesimo anniversario del colpo di stato militare, ci restituisce finalmente il profilo del presidente socialista in tutta la sua complessità umana, culturale e politica. Aguzzi ricostruisce con sensibilità e rigore scientifico, attraverso la biografia di Allende, la trama delle relazioni familiari e il contesto culturale, politico e sociale in cui la sua vicenda umana si svolge offrendo così uno spaccato della storia del Novecento cileno di grande interesse. Nato nel 1908, figlio della buona borghesia delle professioni di Valparaiso, radicale e massone, durante i suoi studi di medicina alla Universidad de Chile diventa una figura di spicco prima della Federazione degli studenti universitari, poi di alcuni movimenti socialisti per divenire, nel 1933, uno dei fondatori del Partito Socialista cileno. Medico, intellettuale e militante politico, la sua personalità poliedrica riflette l'eterogeneità delle posizioni ideologiche che nei primi anni Trenta concorrono alla formazione del Partito Socialista cileno: radicali e libertarie, anarco-sindacaliste, marxiste, riformiste e massimaliste che danno vita a una molteplicità di correnti interne. E forse proprio per questo, Allende riesce a lungo a esercitare un'intelligente mediazione e a contribuire alla crescita e al consolidamento del Partito. Nei quindici capitoli che compongono il volume, l'autore dimostra grande attenzione nel cogliere il complesso intreccio delle vicende personali e politiche del leader socialista con quelle dei governi del Fronte popolare (1938-1946), con le tensioni politiche innestate nel paese dalla legge di ?difesa della democrazia? (1948) che, nel quadro della guerra fredda, mette fuorilegge il Partito Comunista e con le convulse dinamiche sociali degli anni Cinquanta e Sessanta. Candidato alle elezioni presidenziali per ben quattro volte, riesce a diventare il primo presidente socialista eletto per via parlamentare nel 1970. Ma ci riesce in modo tale e in circostanze che rendono impossibile la realizzazione del suo programma e che portano a risultati tragici, opposti a quelli perseguiti. Aguzzi evidenzia la grande solitudine di questo personaggio che, nella congiuntura della polarizzazione sociale e politica che si inasprisce nel triennio della sua presidenza, vede le sue posizioni diventare minoritarie nel paese, nella sua coalizione di governo e nel suo Partito, che non riesce ormai più a controllare. Si suicida nel palazzo presidenziale che presidia durante il golpe e alla morte affida, come acutamente osserva l'autore, il valore di un messaggio etico e politico che lo trasforma in mito e che permette di ricordarlo come umanista, filantropo e democratico piuttosto che come abile politico e socialista marxista. Una bibliografia finale su Allende, la sua esperienza di governo, le ragioni del golpe militare completano questo studio che meriterebbe di essere conosciuto fori dall'Italia per la serietà e l'equilibrio dell'analisi.


Maria Rosaria Stabili