SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Italiani di Dalmazia. 1914-1924,

Luciano Monzali

Firenze, Le Lettere, 474 pp., Euro 28,50 2007

Luciano Monzali prosegue l'opera inaugurata con il volume Italiani di Dalmazia. Dal Risorgimento alla Grande Guerra (stesso editore, cfr. «Annale», V/2004), circoscrivendo il breve e intenso periodo della questione adriatica con un saggio più corposo del precedente, in cui prevale ancora l'approccio di studioso delle relazioni internazionali, ma è pure attenta e approfondita l'analisi della politica sul piano locale. Monzali evidenzia le differenti posizioni dei dalmati e il travaglio di fronte alle difficili scelte da compiere nel traumatico e a lungo incerto passaggio allo Stato nazionale (jugoslavo e, nel caso di Zara, italiano). Come notato dagli stessi rappresentanti italiani (ad esempio a p. 327), la Dalmazia era formata da individui e gruppi non chiaramente divisi in senso nazionale, e nelle città l'elemento italiano e croato si confondevano e si mescolavano, con diverse scelte nazionali all'interno delle stesse famiglie. La tribolata trattativa internazionale e bilaterale, l'occupazione e amministrazione italiana delle aree rivendicate con il Trattato di Londra del 1915 e quella interalleata in regime di amministrazione jugoslava del resto della Dalmazia, crearono molta confusione e complicarono una possibile convivenza tra i dalmati. Gli italiani furono penalizzati dalla ondivaga politica dei governi di Roma, e poi dalla soluzione trovata dell'opzione per la cittadinanza italiana, che permetteva loro di mantenere una residenza che divenne difficile, impraticabile o assai sconveniente, e li spinse a un progressivo abbandono verso Zara, la Venezia Giulia o altre regioni italiane. Ostacolarono ogni possibilità di accordo e di pacifica convivenza le reazioni jugoslave all'avventura fiumana e a quelle dei suoi seguaci ed emuli in Dalmazia, le occasionali violenze dei fascisti italiani e quelle più numerose dei «nazionalisti» «panserbi» e «pancroati» (i locali «nazionalisti italiani» non erano aggressivi, secondo Monzali, che al tempo stesso non registra l'esistenza di nazionalisti «croati» e «serbi»). Monzali denuncia gli atteggiamenti anti-italiani del governo locale e di quello di Belgrado contro la popolazione e la presenza linguistica italiana (mentre il giudizio sull'esercito italiano e sull'ammiraglio Millo, pur responsabile di aver sostenuto apertamente D'Annunzio, è più sfumato), ma sottolinea anche come l'esodo degli italiani fu più forte a Sebenicco, dove la temporanea amministrazione italiana negò spazi di agibilità politica e culturale alla popolazione croata e il cambio di amministrazione fu più traumatico. Il lavoro di Monzali è basato su un'impressionante mole di materiale documentario, in cui prevalgono le carte del Ministero degli Affari esteri, con puntuali riferimenti alle storiografie italiana, jugoslava e croata, con cui però l'a. evita di confrontarsi direttamente. Leo Valiani e Paolo Alatri, per esempio, sono molto citati in nota, ma non sono discussi nel testo, in cui pure si esaminano posizioni diverse dei protagonisti politici e intellettuali del tempo. In definitiva, si tratta di un libro valido e interessante, che colma un vuoto, ma non quello di una storia della Dalmazia omnicomprensiva a partire da fonti e voci intrecciate della Dalmazia latina e slava, che ancora manca.


Vanni D'Alessio