SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La violenza non è la soluzione. La Gran Bretagna, la Santa Sede e la guerra civile in Irlanda del Nord, 1966-1972

Lucio Valent

Milano, Unicopli, 298 pp., Euro 18,00 2011

Il saggio di Valent si concentra sulla prima fase dei Troublesnordirlandesi, a partire dalla stagione delle manifestazioni civili e sino alla tragica BloodySundaydi Londonderry, scegliendo come riferimento centrale le posizioni via via assunte dal governo di Londra rispetto al progressivo aggravarsi della tensione civile in Ulster, per offrire un'analisi dettagliata delle scelte istituzionali e delle conseguenti strategie diplomatiche che condussero allo stabilimento della Direct Rulenel paese. Il testo, in generale, mostra una buona comprensione del quadro politico nordirlandese e britannico tout court dell'epoca (subito dalla densa introduzione, pp. 11-27), proponendo una lettura sostenuta dal costante ascolto delle dichiarazioni dei partiti e dei singoli leader governativi. Rispetto agli obiettivi specifici del lavoro, risulta apprezzabile l'idea dell'a. di verificare l'impegno (e il disimpegno) di Downing Street nella gestione iniziale del conflitto, attraverso la lettura dei recordsconservati negli archivi di Stato britannici (interessante soprattutto la documentazione desunta dai Dipartimenti di Giustizia ed Esteri) e irlandesi. Vasto è poi il ricorso alla letteratura ad oggi disponibile sul tema, principalmente di marca anglosassone, con qualche «tuffo» nella pubblicistica cattolica italiana dell'epoca; è di rilievo, inoltre, l'attenzione che il volume dedica ai (pochi) studi relativi alla questione nordirlandese usciti nel nostro paese.Valent conferma in questo lavoro soprattutto la sua propensione per la storia delle relazioni internazionali, concentrandosi - al di là delle questioni interne all'Irlanda del Nord - oltre che sulle mosse di Londra, anche sul coinvolgimento di attori istituzionali esterni, quali il governo di Dublino e, in particolare, la Santa Sede. Quest'ultimo riferimento rappresenta forse l'aspetto più originale del volume, in quanto introduce domande importanti sul ruolo che il Vaticano svolse durante i Troubles, considerando le opzioni diplomatiche che esso avrebbe pure potuto adottare per evitare il fallimento della primitiva fase negoziale collegata al movimento nordirlandese per i diritti civili, al fine di scongiurare la prospettiva di una guerra civile nel paese. La carenza di fonti specifiche costringe qui Valent, d'altro canto, ad appoggiarsi prevalentemente sull'organo di stampa ufficiale della Chiesa cattolica, «L'Osservatore romano», quale base documentale per riferire l'attività diplomatica dei dicasteri pontifici; anche la verifica della posizione degli episcopali e delle dirigenze protestanti - oggettivamente di rilievo ai fini di valutare l'azione ecclesiastica su governi e territorio - viene prevalentemente desunta dalla letteratura secondaria.Il volume riesce, comunque, nel suo complesso ad offrire una lettura stimolante sotto il profilo storico diplomatico dei rapporti tra Regno Unito e Santa Sede negli anni in cui scoppiarono i Troubles, risultando così un lavoro utile ai fini di una più ampia ricostruzione dello scontro settario in Irlanda del Nord.


Paolo Gheda