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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Tradizione e modernità. L'architettura del ventennio fascista in Chieti e provincia

Luigi Antonucci, Raffaele Giannantonio (a cura di)

Chieti, Tinari, pp. 295, euro 15,00 2003

L'interrogativo, che il libro si pone, è quello di verificare come in epoca fascista il processo di fascistizzazione abbia influito sulla produzione edilizia e sull'aggiornamento culturale dell'ambiente architettonico in una zona periferica come l'Abruzzo, dove esiste una tradizione regionale ben radicata, ispirata al Medioevo e al Rinascimento. Il primo saggio di Raffaele Giannantonio analizza l'uso del simbolo littorio come elemento compositivo di una architettura nuova per le opere finanziate dallo Stato. La realtà abruzzese degli anni Venti non riesce a rompere con il passato per tentare la sperimentazione delle avanguardie nel campo dell'edilizia privata, che fa ancora riferimento alla tradizione del contesto locale. All'inizio degli anni Trenta con il fiorire di nuove tipologie che dipendono dalle nuove istituzioni pubbliche del regime, la pratica architettonica trova un terreno di verifica del nuovo linguaggio moderno nella Casa del Fascio. L'autore sottolinea che il senso di rinnovamento stilistico dei progettisti tenta di emanciparsi dalla tradizione eclettica ma la necessità di urgenza ed economicità obbliga all'uso di schemi tipologici consolidati della manualistica dell'epoca. L'aspetto più interessante emergente da questa riflessione è che ?non c'è risposta unitaria e l'esito è tutto una serie di sensazioni disparate? (p. 46), nonostante il regime imponga un suo segno all'architettura e gli architetti tentino di reinterpretarlo esprimendo lo spirito del loro tempo. I saggi successivi, di Lorenzo Leombroni e di Riccardo D'Ercole, analizzano i progetti e le realizzazioni a Chieti e nella sua provincia durante il ventennio. Esaminando l'edilizia privata e pubblica, i due lavori verificano il rapporto tra i modelli dell'architettura internazionale e il contesto locale. L'ambito provinciale, pur con dei limiti, offre la possibilità di capire come il linguaggio dell'avanguardismo in architettura possa essere rielaborato e percepito. L'ultimo saggio di Luigi Antonucci si occupa della relazione tra fascismo e architettura a Chieti, che, oscillando tra tradizione e modernità, aderisce al programma di fascistizzazione degli italiani, attraverso l'architettura di rappresentanza e del sociale, con la realizzazione di edifici pubblici, statali, di partito e associativi (l'Opera nazionale dopolavoro, la Gioventù italiana del littorio, la Casa del Fascio). L'estetica della politica fascista promuove uno modello stilistico nazionale che ?indirizza le sue propensioni verso un linguaggio abbondante di simboli, il cui contenuto sia recepibile facilmente, anche in situazioni di inadeguatezza iconografica? (p. 247). Questo volume, che prosegue una linea di ricerca sull'architettura regionale del Novecento, già avviata con studi su Pescara e Sulmona, fa emergere le dinamiche di una realtà locale in grado di interagire con quella nazionale e di mediare tra le istanze moderniste e il recupero dei valori della tradizione.


Cristina Accornero