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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le radici dell'autonomia. Conoscenza del territorio e intervento pubblico in Trentino secc. XVIII-XX

Luigi Blanco (a cura di)

Milano, Franco Angeli, pp. 234, euro 22,00 2005

Luigi Blanco è professore associato di Storia delle istituzioni politiche e sociali presso la Facoltà di Sociologia di Trento. S'è occupato in passato della relazione tra Stato e funzionari nella Francia dell'età moderna; oggi sta focalizzando il proprio impegno sui processi di configurazione, stabilizzazione e decadenza dello Stato moderno occidentale. Nell'opera da lui curata compaiono contributi di Marcello Bonazza, Vincenzo Calì, Fabio Giacomini, Casimira Grandi, Andrea Leonardi, Renato G. Mazzolini, Mauro Nequirito, Pietro Nervi, Emanuela Renzetti, Pierangelo Schiera e Rodolfo Taiani. Il tutto è frutto di un convegno organizzato a compimento del progetto di ricerca su ?Autonomia e pianificazione territoriale dal Catasto teresiano al Piano urbanistico provinciale?, coordinato dallo stesso Blanco nel dicembre 2003 a Trento. Si assume come elemento di base che la conoscenza del territorio sia non solo un dato funzionale all'intervento del potere pubblico ma anche segno della capacità d'autonomia delle società politiche organizzate; territorio, quindi, ?non mero dato fisico [?] ma in simbiosi con l'intervento dell'uomo che lo trasforma e vivifica nel piegarlo alla soddisfazione dei propri bisogni? (p. 10). Nel tentativo di verificare questa ipotesi storica, ci si addentra nel rapporto tra consapevolezza territoriale e intervento pubblico in Trentino: si parte dalle riforme dell'epoca di Maria Teresa e, passando attraverso l'insorgere delle contrapposizioni nazionali, si giunge fino al primo piano urbanistico provinciale. Si sottolinea con correttezza come nella Contea del Tirolo, e in ciò che ne è storicamente disceso, le classi dirigenti abbiano dovuto mettere a confronto patrimoni di conoscenze e pratiche burocratiche differenti, accostamento reso problematico e complicato dalla frattura linguistico-culturale. Nell'insieme è un volume che offre una consistente progressione di approfondimenti. In particolare Mazzolini, Nequirito e Calì uniscono capacità espositiva a piacevole leggibilità: il primo si sofferma sulla concezione di territorio nell'ottica dei naturalisti trentini dell'Ottocento, sottolineando come spesso l'osservazione possa essere asservita a preesistenti ideali politici, poiché alla fine si cerca ciò che si vuole cercare. Nequirito approfondisce lo studio del folclore nell'età delle contrapposizioni nazionali, soffermandosi in particolare sulla fascia geografica di reale sovrapposizione etnico-linguistica. Calì traccia con cura la storia dell'Istituto trentino di cultura durante i suoi primi anni di vita, mettendone in risalto la funzione comunitaria nonché il ruolo di predecessore della Libera Università. In alcuni contributi il volume soffre di qualche eccesso di tecnicismo ma non in maniera tale da risultarne oltremodo penalizzato; chi si occupa di confini, di rapporto col territorio e di amministrazione non potrà che trovarlo interessante.


Vanja Zappetti