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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La campagna italo-etiopica (1935-1936)

Luigi Emilio Longo

Roma, Ufficio storico dello Stato maggiore dell'esercito, 2 voll., pp. 605, 958, 2005

Si tratta di un volume importante, anche se inevitabilmente tecnico. Esattamente a settanta anni di distanza dall'avvio delle operazioni, questa è la prima ricostruzione ufficiale e complessiva della campagna d'Etiopia da parte dell'esercito. Ricostruzioni minori non mancavano: un primo volume di un'opera ufficiale poi lasciata interrotta nel 1939, ricostruzioni ufficiali da parte delle altre forze armate, memorie di combattenti e narrazioni complessive di storici ?civili? (nel senso di non militari di professione): da quelle più nostalgiche (sino al recentissimo Arrigo Petacco) ad altre più affidabili e critiche (su tutte, Angelo Del Boca). Mancava però la storia ufficiale dell'esercito, cioè del grosso del mezzo milione di uomini gettati da Mussolini alla conquista dell'Etiopia. Nonostante la complessità dell'operazione, l'Ufficio storico dello Stato maggiore dell'esercito ha pensato di avvalersi di un unico autore, generale in quiescenza, e non di una squadra di storici indipendenti. L'autore prescelto dall'Ufficio, dopo numerose vicissitudini, era noto per vari scritti, fra cui un ottimo volume su F.S. Grazioli e uno buono su Fiume, ambedue pubblicati dall'Ufficio, e per altri meno importanti, editi da case editrici come Settimo sigillo. Non ci si stupisca quindi se l'operato militare italiano viene presentato come un ?grande successo?, un ?successo strepitoso?, in cui sarebbe rifulso il ?comportamento umanitario? dei soldati italiani. Né conviene osservare che tali apprezzamenti di oggi vanno a forze armate che al tempo operavano per un regime fascista. Detto questo spunti di interesse, anche per il lettore più esigente, non mancano. Un intero volume di documenti accompagna il testo della relazione ufficiale, dimostrazione della ricchezza ancora in larga parte insondata degli archivi militari e fondamentale complemento della parziale documentazione nel frattempo edita nel volume relativo al 1935-1936 della serie dei Documenti diplomatici italiani. Interessante è anche osservare che il volume (ma avrebbe non potuto?) tiene conto della nota presa di posizione ufficiale del ministero della Difesa che nel 1996 aveva ammesso l'uso dei gas da parte fascista. Esso dedica quindi un intero capitolo al ricorso militare agli aggressivi chimici e, negli altri, vi fa cenno più volte. Così facendo, finalmente, viene mandata definitivamente in pensione ? e smentita ? un'intera bibliografia nostalgica e reticente: chissà cosa avrebbero detto gli ex combattenti della guerra d'Etiopia (e Montanelli) se solo quest'opera fosse apparsa qualche decennio prima? Storiograficamente, può infine non essere inutile notare che i lavori di autori come Del Boca e Rochat sono citati non più come ?eretici? ma come contributi di conoscenze di prim'ordine. Ad avere spazio, però, dovrebbero essere annotati altri e non meno consistenti aspetti, meno positivi e interessanti, del volume: purtroppo miti e pregiudizi riecheggiano infatti in questa La campagna italo-etiopica (1935-1936), il cui tono complessivo pure non è nostalgico. In sintesi diciamo solo che gli ?italiani brava gente? sono al sicuro.


Nicola Labanca