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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Guerra e pace nell'Italia del Novecento. Politica estera, cultura politica e correnti dell'opinione pubblica

Luigi Goglia, Renato Moro, Leopoldo Nuti (a cura di)

Bologna, il Mulino, 645 pp., euro 36,00 2006

Il volume, ricco di spunti e suggestioni, raccoglie i risultati conclusivi del progetto di ricerca su «Guerra e pace dall'Italia giolittiana all'Italia repubblicana: politica estera, cultura politica e correnti dell'opinione pubblica», coordinato da Renato Moro. Tra i suoi pregi vi sono l'ampio arco cronologico esaminato e l'incontro tra filoni della ricerca storiografica che spesso rimangono separati. Inoltre, è degno di nota l'emergere di un'interpretazione della storia militare nelle sue più vaste implicazioni politiche, sociali, culturali. I numerosi contributi sono ordinati in quattro parti: La cultura della guerra nell'Italia della prima metà del '900; L'eredità della guerra (dopo il 1945); Il mondo cattolico tra guerra e pace; L'Italia dalla «non guerra» al peacekeeping. La «spina dorsale» del volume è rappresentata da alcuni saggi che prendono in esame l'evoluzione dei legami fra Stato, nazione e ricorso alle armi. P. Melograni riflette sul diverso impatto delle due guerre mondiali, evidenziando il carattere contraddittorio della vittoria del 1918 ? da un lato collaudo riuscito della modernizzazione promossa dallo Stato nazionale unitario, dall'altro punto di avvio della crisi che condurrà al fascismo. E. Di Nolfo si concentra sul secondo dopoguerra, offrendo una particolare interpretazione del discusso concetto di «morte della patria», che a suo giudizio non va tanto legata all'8 settembre ma piuttosto alle caratteristiche fondative del sistema politico repubblicano nel contesto della guerra fredda: i partiti, portatori di interessi particolari, avrebbero soffocato l'idea di patria, tradendo le aspettative createsi nel tumultuoso biennio 1943-1945. L. Nuti si sofferma sulle politiche di difesa seguite dall'Italia in tutto l'arco della guerra fredda, ricostruendone con finezza le diverse fasi e sottolineando lo spartiacque delle missioni in Libano degli anni Ottanta, battistrada dell'emergere di quella nuova figura del soldato come portatore di pace nelle operazioni internazionali che ha in qualche modo ricomposto la «frattura tra società e militari apertasi con la seconda guerra mondiale» (p. 503). Come avvertono gli stessi curatori, «sarebbe azzardato cercare di trarre dai contributi raccolti [...] una prima ipotesi interpretativa globale. È innegabile tuttavia che alcuni elementi, alcuni nodi e momenti chiave emergono con chiarezza» (p. 21). Si pensi alla contrapposizione fra età delle guerre mondiali e periodo repubblicano in termini di visione della guerra, posizione delle forze armate nella società, percezione della classe dirigente e dell'opinione pubblica del concetto di interesse nazionale. Da questo punto di vista il fascismo non appare una parentesi infausta nel processo di nazionalizzazione e modernizzazione democratica del paese, bensì come una particolare forma culminante di una lunga stagione nazionalista che associava i destini del paese alla grandezza militare. Il volume offre un prezioso contributo alla riflessione sui grandi cicli della storia nazionale, unendo il piano delle ideologie a quello della loro concreta applicazione nei campi della politica estera e di sicurezza.


Gianluca Fiocco