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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La storia in televisione, storici e registi a confronto

Luisa Cicognetti, Lorenza Servetti, Pierre Sorlin (a cura di)

Istituto regionale Ferruccio Parri, Venezia, Marsilio, pp. 101, euro 12,91 2001

Sono utili le immagini televisive o cinematografiche per raccontare la storia del mondo contemporaneo? Quali sono i criteri per un uso corretto delle fonti audiovisive? Tali interrogativi da anni accompagnano il dibattito della storiografia internazionale, mentre la televisione produce sempre maggiori quantità di trasmissioni su argomenti che riguardano la storia contemporanea. Il rapporto tra registi e storici, l'uso delle immagini nella ricerca storica e nella creazione di documentari sono i punti salienti di questo interessante volume pubblicato da Marsilio a cura di autori che da anni con autorevolezza indagano sul giusto uso delle fonti audiovisive nel racconto del fatto storico. Il dibattito sui rapporti tra cinema, immagini televisive e storia ha assunto un peso non trascurabile in Italia sin dagli anni ottanta, con l'uscita dei volumi di Pierre Sorlin, Sociologia del cinema (Milano, Garzanti, 1979), La storia nei film. Interpretazioni del passato (Scandicci, La Nuova Italia, 1984), e di Marc Ferro, Cinema e storia. Linee per una ricerca (Milano, Feltrinelli, 1980), studi che intendevano indagare come film o documentari potessero costituire una valida fonte per la storiografia contemporanea. La questione se il ruolo delle opere audiovisive come fonte di studio del passato sia semplice strumento o agente della storia stessa, prosegue sino ad oggi grazie anche al lavoro dell'Istituto Ferruccio Parri che raccoglie e studia importanti fondi cinematografici producendo preziosi documentari didattici. Il volume, con contributi di autori provenienti da diversi settori, prende in esame diverse posizioni, contrapponendo registi e storici in un confronto che prende spunto dalla mostra Immagini nemiche. La guerra civile spagnola e le sue rappresentazioni, organizzata a Bologna dall'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia Romagna e dall'Istituto Parri. La realizzazione di un documentario, in quanto racconto per immagini, rappresenta per lo storico un campo di prova, così come per il regista che debba confrontarsi con il rigore della ricerca storica. L'assenza di una fattiva e continua collaborazione tra regista e storico può costituire un limite alla rappresentazione della realtà storica nelle sue componenti metodologiche e artistiche. È dunque necessario, come sottolinea Crainz nel proprio contributo all'opera, che ?se lo storico vuole che il suo contributo abbia un qualche senso deve lavorare insieme al regista? e non come consulente esterno alla produzione come accade nella maggior parte dei casi. Una collaborazione, prosegue Crainz, che vada ?dalla scelta dei documenti sino alla costruzione del discorso narrativo, cioè al montaggio di parole e immagini? (p. 42); questo per rendere il risultato finale storicamente valido e per stimolare un confronto armonico tra storici, registi e operatori della comunicazione.


Antonio Catolfi