SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Tanti passati per un futuro comune? La storia in televisione nei paesi dell'Unione Europea

Luisa Cicognetti, Lorenza Servetti, Pierre Sorlin

Venezia, Marsilio, 154 pp., Euro 15,00 2011

Tratto da una ricerca avviata nel 2006 dall'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna, questo volume ricostruisce in forma analitica le rappresentazioni del passato offerte dalle televisioni di 14 dei 27 paesi dell'Ue. Partendo dalla constatazione che la tv rappresenta ancora oggi lo strumento principale di conoscenza per la maggioranza degli individui, la ricerca aveva l'obiettivo di individuare i temi e i periodi privilegiati dalle trasmissioni televisive, cogliere differenze e analogie fra i diversi paesi, verificare la presenza o meno di tematiche riguardanti l'integrazione europea e la storia europea nel suo complesso.Il libro, composto di tre parti di cui la più ampia è la seconda, che illustra nel dettaglio i 14 casi nazionali (Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Lituania, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Spagna, Ungheria), offre interessanti spunti di riflessione. Esistono, per esempio, numerose convergenze tra i diversi paesi. All'inizio, negli anni '60, la formula privilegiata per i programmi di storia era quella delle lezioni a puntate, tenute perlopiù da un giornalista in forma piatta e senza commenti; questo impianto, in sintonia con l'approccio pedagogico delle tv pubbliche, è stato poi soppiantato da trasmissioni più vivaci che facevano ricorso ai testimoni, prima illustri personaggi della politica e della cultura, poi, sempre più spesso, comuni cittadini che rievocavano il loro vissuto personale quasi sempre legato a momenti di grande trauma collettivo (la Seconda guerra mondiale, la Shoah, i totalitarismi). La progettazione di fiction storiche, soprattutto dopo la nascita delle tv private, il prevalente interesse per la storia nazionale, per i grandi dittatori e per le guerre del '900 e il massiccio ricorso ai documenti degli archivi televisivi sono altrettanti elementi comuni alla totalità dei paesi.Grosse differenze continuano però a sussistere fra l'Europa occidentale e gli ex satelliti dell'Urss, dove prevale ancora una forte diffidenza verso le ricostruzioni storiche ufficiali, non esiste un'interpretazione pacificata dell'identità nazionale e dove alcuni temi, come l'accettazione delle dominazioni nazista e sovietica o il coinvolgimento nello sterminio degli ebrei, vengono tuttora ignorati. Ma se la cortina di ferro rappresenta ancora, per certi aspetti, un confine tra le due parti del continente, ciò che non cambia a Est come a Ovest è l'assenza dell'Europa dai palinsesti televisivi. A parte l'enfasi sui grandi momenti critici della storia europea del '900, l'interesse dominante è rivolto alle vicende e ai protagonisti nazionali, mentre poco o nulla appare del progetto d'integrazione europea e dei valori che ne sono alla base. Forse perché oggi le reti televisive sono prigioniere dell'audience e il tema «Europa» attira poco gli spettatori? Ma se è così, occorre che si mobilitino i pubblici poteri, come successe nell'800 per le storie nazionali promosse attraverso la scuola, perché «un approccio condiviso al passato non esisterà mai se l'Ue non lo vuole» (p. 144).


Giulia Guazzaloca