SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'industria dello zucchero

M. Elisabetta Tonizzi

Milano, Franco Angeli pp. 193, euro 17,56 2001

L'industria dello zucchero non gode di buona reputazione fra gli storici. È ritenuta altamente concentrata, tecnicamente inefficiente e in grado di sopravvivere solo grazie alla protezione, ottenuta con oscuri legami con lo Stato e decisamente negativa per il benessere della popolazione. Questo libro conferma quasi integralmente queste accuse. La produzione di zucchero in Europa, come ricorda l'autrice nel primo capitolo, è frutto di una decisione politica, la proclamazione del Blocco Continentale da parte di Napoleone, che rese impossibili le importazioni di zucchero di canna dai tradizionali fornitori caraibici. La fonte alternativa di zucchero fu trovata nella barbabietola, una pianta adatta ai climi temperati (ed anche utile come coltura di rinnovo). La produzione da barbabietola è aumentata dalla seconda metà del XIX secolo, fino ad oggi (salvo le parentesi belliche), fornendo in alcuni periodi oltre metà della produzione mondiale. Però lo zucchero di barbabietola è rimasto sempre poco competitivo con quello di canna, costringendo tutti gli stati europei ad incentivare la loro industria nazionale con dazi e sussidi. Tale tradizione continua tuttora nel quadro della politica agricola comunitaria. L'Europa si è trasformata in esportatrice netta di zucchero, anche se solo grazie a pesanti sussidi. Queste caratteristiche sono ancora più evidenti in Italia. Il clima non è particolarmente favorevole alla coltivazione della barbabietola (concentrata nella Val Padana), tanto che le rese in zucchero sono sempre rimaste inferiori alle medie europee. Inoltre, lo Stato italiano, sempre a corto di entrate, ha sempre tassato pesantemente il consumo. Ad un certo momento, negli anni trenta, la tassa di fabbricazione sullo zucchero ha rappresentato il secondo cespite per importanza dopo la ricchezza mobile. La produzione di zucchero in Italia è iniziata su vasta scala negli anni ottanta del secolo XIX, grazie all'imposizione di un dazio (1877). Negli anni novanta la produzione è aumentata molto rapidamente, tanto da eliminare le importazioni attorno al 1902-3. Da allora, salvo brevi periodi durante e immediatamente dopo le due guerre mondiali, l'Italia è rimasta autosufficiente. E sin dai primi anni del secolo XX, l'industria saccarifera si è concentrata in due o tre grandi gruppi, in grado di determinare i prezzi al consumo. Il libro della Tonizzi espone con diligenza la storia dell'industria saccarifera italiana, fornendo le informazioni essenziali con apprezzabile chiarezza. Il suo pregio forse maggiore è lo sforzo di inquadrare il caso italiano nel contesto internazionale. I confronti internazionali mettono in rilievo i danni per i consumatori della politica italiana. Come l'autrice ricorda in più occasioni i livelli di consumo di zucchero sono rimasti storicamente bassi. Ancora nel 1957, gli italiani consumavano circa 18 chilogrammi di zucchero a testa l'anno, circa quanto gli inglesi un secolo prima. Eppure il reddito italiano pro-capite era allora più che doppio.


Giovanni Federico