SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Donne e cibo

M. Giuseppina Muzzarelli, Fiorenza Tarozzi

Milano, Bruno Mondadori, pp. 180, euro 23,00 2003

In principio era la mela, una mela tonda e rubiconda, quella che Eva offrì ad Adamo precipitandolo nel peccato. Quella prima mela ? come quella altrettanto invitante data in dono a Biancaneve ? riassume discorsi di donne e di cibi, di sciagure, seduzioni e pregiudizi al femminile che scorrono quasi immutati sino ad oggi. Costruito su di un'accattivante letteratura, combinata a una significativa raccolta iconografica, in 18 brevi capitoli il volume ripercorre con levità ? suo pregio e limite principale ? i temi dell'intricata relazione che nella storia lega il cibo alle donne. Custodi quasi esclusive del nutrimento, per secoli è stato chiesto loro di dispensarne con generosità e consumarne con modestia e moderatezza. Nell'immaginario maschile i vizi nascevano dalla gola, e la continenza in campo sessuale trovava al femminile un indispensabile presupposto nell'astinenza alimentare. L'architettura del libro è cronologica e ben corrisponde all'intento di mostrare in contesti e in periodi storici diversi rotture e permanenze. Nella prima parte Muzzarelli ci fa strada in un Medioevo abitato da personaggi più o meno noti ? streghe, monache digiunatrici e pasticciere, madri che allattano, balie e sante anoressiche che affamano il corpo per sottrarsi a un destino non voluto o per avvicinarsi a Dio ? mantenendo in felice equilibrio narrazione e discussione culturale. Le loro storie portano in scena bevande e cibi negati, proibiti, sminuzzati, impastati e cucinati in segreto per curare, soggiogare, fermare vite e desideri. La transizione alla modernità è meno curata, e l'antico regime, affidato a poche pagine, ne esce un po' appiattito. Vi fanno comunque capolino abitudini, bevande nuove e nuovi tipi di donne, che cercano visibilità e prestigio al di fuori dal recinto domestico. Alcune sorseggiano tazze di cioccolata fumante nei salotti, altre rivaleggiano con grandi cuochi intorno a tavole principesche. Ma il secolo dei Lumi mortificherà le aspirazioni delle prime e gli obiettivi delle seconde: gli spazi pubblici e le cucine delle Corti e delle case aristocratiche resteranno inespugnabili fortezze maschili. Nella seconda parte Tarozzi riporta il cibo al presente raccontandoci giornate femminili spese ai fornelli, e nobili e meno nobili maniere di stare a tavola, al cui capo gli uomini continuano a consumare sempre di più e a riservarsi i bocconi migliori. Cambiano i tempi, i metodi e le fonti: i dipinti e le miniature si fanno manifesti e lo spoglio di alcune riviste femminili apre a una descrizione ravvicinata del lavoro domestico, agli acquisti e ai consumi di nonne e bisnonne. Rispetto al passato si colgono alcuni segni di rottura: donne che ora rinunciano al gusto per apparir più belle, altre che si disinteressano al cibo e alla vita famigliare, altre ancora che conquistato un posto a tavola mangiano con voracità e senza alcun imbarazzo mentre vi è chi continua ad affamare con caparbietà il proprio corpo. Immagini efficaci che rimbalzano nell'oggi e dischiudono volontà, limitazioni e caratterizzazioni che continuano. Alle donne sono ormai riconosciute capacità culinarie un tempo riservate agli uomini, ma restano pur sempre cuisinières, verrebbe da dire, e l'uomo chef.


Simona Trombetta