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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Nazione e rivoluzione. Il ?socialismo nazionale? in Italia: mitologia di un discorso rivoluzionario

Maddalena Carli

Prefazione di Marcello Flores, Milano, Unicopli, pp. 222, euro 15,49 2001

Questo libro, nato da una ricerca di dottorato presso l'università di Urbino, affronta un tema sinora poco considerato in Italia: l'intreccio fra discorso nazionalista e discorso sindacalista rivoluzionario agli inizi del Novecento. Non lo affronta (è bene chiarirlo) nel senso di una ricostruzione di fatti e circostanze storiche, ma analizzando e mettendo a confronto alcuni testi dell'una e dell'altra corrente politica: il romanzo (definito però dall'autrice un ?romanzo-saggio?) La patria lontana di Enrico Corradini, la Storia di dieci anni di Arturo Labriola, scritti di Angelo Oliviero Olivetti, Paolo Orano, Enrico Leone e altri sindacalisti rivoluzionari, comparsi in tre riviste teoriche del movimento: ?Il divenire sociale?, ?Pagine libere? e ?La lupa?. E collegando questa esperienza italiana a quella quasi coeva, ma ben più nota, che in Francia aveva già portato Georges Sorel a collaborare con Maurice Barrès e con i monarchici nazionalisti. L'interesse dell'autrice (influenzata dal linguistic turn anglosassone) è rivolto soprattutto al processo di costruzione retorica del discorso ?socialista nazionale? e alla sua capacità di ?comunicazione mitica?, nel senso di un linguaggio in grado di suscitare emozioni e dare nuovi significati alle parole (le magiche?, secondo la formula di Cassirer, citata nell'Introduzione). La ricerca si ferma al dibattito suscitato dalla guerra di Libia, con un capitolo intitolato Il mito in funzione, ed è un peccato, perché è evidente che la stessa autrice avesse molte altre cose da aggiungere, in particolare sull'influenza di quel primo ?socialismo nazionale? nei confronti del fascismo; argomento al quale sono dedicate qua e là alcune interessanti osservazioni, tuttavia non sviluppate in maniera organica. Sicché l'epilogo del volume, dedicato ad Alfredo Rocco e alla discussione delle tesi storiografiche di Emilio Gentile, sembra quasi il prologo a una nuova ricerca, più che la coerente conclusione del discorso sin lì sviluppato. Nel complesso si tratta di un'opera importante, nella misura in cui fornisce un quadro ricco e documentato di un fenomeno che è stato troppo a lungo sottovalutato dalla storiografia sull'ultima fase dell'età liberale. Anche se forse le scelte metodologiche adottate hanno portato l'autrice a trascurare alcuni elementi, quali il discorso pubblico sulla nazione, proprio dell'eredità democratica dell'Ottocento (e confluito in parte nell'alveo nazionalista), e la riflessione socialista su colonialismo e imperialismo (si pensi alla famosa intervista di Antonio Labriola al ?Giornale d'Italia? dell'aprile 1902, qui citata solo di sfuggita). Sullo sfondo, infatti, sta il grande tema dell'imperialismo italiano, tra fine Ottocento e inizio Novecento, con le sue influenze anche sugli ambienti operai e popolari. Questo libro, per quanto lo affronti solo indirettamente, offre molti spunti in merito.


Marco Scavino