SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Bonapartismo, cesarismo e crisi della società. Luigi Napoleone e il colpo di Stato del 1851

Manuela Ceretta (a cura di)

Firenze, Olschki, pp. 228, euro 25,00 2003

Il volume è il risultato della raccolta degli atti del convegno dedicato al colpo di Stato di Luigi Napoleone del 2 dicembre 1851, promosso dalla Fondazione Luigi Firpo e dal Dipartimento di studi storici politici di Torino. Gli interventi che lo compongono hanno avuto il merito di cogliere il vero snodo interpretativo che si è sviluppato intorno a termini come ?cesarismo? e ?bonapartismo?, anche se il loro maggior pregio risiede nella capacità di andare oltre la ricostruzione storica e valorizzare le riflessioni suggerite dalla politica attuale. Il confronto fra le varie letture proposte dai relatori ha permesso, infatti, di definire un quadro complessivo delle degenerazioni che si possono ricondurre, sotto diversi aspetti, al modello bonapartista. In tal senso, Gian Mario Bravo rilegge il famoso 18 brumaio, ritenuta giustamente una delle più brillanti opere di Marx, nella quale il filosofo tedesco con grande lucidità comprese tutto il portato reazionario contenuto nel modello cesarista: un vero e proprio ?fallimento della politica?, ammantato da un'apparente legalità che si manifestava attraverso due concessioni tipiche delle dittature del XX secolo, il suffragio universale e il sistema sociale assistenziale. Di conseguenza, Bravo ci suggerisce una riflessione intorno a un fondamentale problema: quali sono gli elementi che consentono di definire la ?legittimazione? politica come democratica? Prezioso è anche il contributo di Regina Pozzi, che ripercorre il pensiero di Tocqueville, il quale sottovalutò gli effetti di un esercizio autoritario del potere per il solo fatto che questo era avallato dal consenso popolare. A questo riguardo, De Boni sottolinea come il positivismo, fin dall'adesione di Comte, sviluppò delle profonde affinità con il bonapartismo, giustificandole alla luce della miglior efficienza garantita da un regime autoritario nell'attuare ed accelerare la costituzione di una società evoluta. Assai utile e puntuale si rivela la rassegna concettuale proposta da Cingari intorno all'uso del termine ?cesarismo? da parte della cultura e della politica, che se stigmatizzarono senza reticenze l'esperienza autoritaria francese, allo stesso tempo la equipararono spesso ad un'altra ?degenerazione? ritenuta ugualmente nociva per la democrazia: il parlamentarismo. La seconda parte del volume propone contributi maggiormente proiettati sulle derivazioni successive del cesarismo. La sezione non casualmente esordisce con il contributo di Innocenzo Cervelli, cui si devono i primi e originali studi dedicati al cesarismo; mentre Bruno Bongiovanni si è addossato il compito di illustrare con grande puntualità l'opera di Maximilien Rubel, studioso che ha riflettuto costantemente sulla degenerazione della democrazia in bonapartismo. A questo piano di lettura si collega direttamente l'intervento di Pier Paolo Portinaro, il quale, riflettendo su Neumann, avanza la tesi che il cesarismo sia di fatto l'anticamera del totalitarismo.


Marco Pignotti