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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Interessi di bottega. I piccoli commercianti italiani nella crisi dello Stato liberale 1919-1926

Mara Anastasia

Prefazione di Gian Carlo Jocteau, Torino, Zamorani, 222 pp., Euro 22,00 2007

Nella scia degli studi promossi a Parigi alla fine degli anni '70 del secolo scorso sulle lower middle classes europee prima della Grande guerra e grazie agli apporti storiografici che negli ultimi decenni hanno evidenziato la complessità e la flessibilità degli indirizzi politici dei ceti medi nel corso del '900, il volume pone attenzione ai commercianti al dettaglio italiani durante la «crisi di regime». Li studia attraverso la tematica della rappresentanza degli interessi, affrontando questioni come l'associazionismo, la contrattazione del consenso e la capacità di porsi in una dimensione collettiva tra anteguerra liberale, biennio rosso e crisi statuale con l'ascesa e il rafforzamento del fascismo. In particolare, il volume individua nel primo dopoguerra, e nelle mancate risposte dello Stato liberale ai bisogni degli esercenti, un momento fondamentale per lo sviluppo dell'associazionismo di categoria (nel '19 nasce la Confederazione generale del commercio italiano, primo vero organismo di rappresentanza degli interessi), sino al '26, quando si pone fine al pluralismo della rappresentanza associazionistica commerciale in una «resa senza condizioni al regime e alle sue esigenze» (p. 211) e si regolamenta l'accesso all'esercizio commerciale.L'a. utilizza un ampio e diversificato corpus documentario, dagli Atti parlamentari e dei congressi alla pubblicistica coeva, dalle inchieste e dai materiali statistici alle carte del Ministero dell'Interno, della Presidenza del Consiglio dei ministri, della Segreteria particolare del duce, degli archivi relativi a uomini di Stato, ecc. Grazie a questa documentazione, restituisce l'immagine, di contro a impostazioni tradizionali, di un gruppo non facilmente manipolabile, né destinato a scomparire, in grado «di negoziare il proprio appoggio alle istituzioni» (p. 16) e con il quale il fascismo è costretto a contrattare il consenso. Adesione, questa, che è letta non in chiave di una propensione quasi naturale e scontata, come in genere è stato affermato, quanto in termini di un'alleanza «cauta e condizionata» rispetto alla capacità del duce di soddisfare alcuni interessi della categoria.Il volume è il risultato del lavoro svolto durante il corso di dottorato in Storia delle società contemporanee dell'Università degli studi di Torino e di ricerche finanziate dalla Compagnia di San Paolo. Esso fa luce nell'universo composito e variegato delle classi medie ed è puntuale nel ricostruire gli attori sociali indagati, la normativa attinente, le implicazioni sul piano più strettamente sociologico. Inoltre, individua nell'associazionismo di categoria, e in un'ottica nazionale, una «tendenza di fondo» del comportamento politico dei dettaglianti, di cui fornisce, studiandoli nel contesto più ampio delle dinamiche sociali del tempo, spaccati sulle condizioni di vita, la mentalità, le relazioni d'affari, il rapporto innescato con le altre classi sociali. Il volume rappresenta pertanto un contributo interessante, suscettibile di ulteriori sviluppi, nell'ambito della storiografia italiana sui ceti medi e dà un utile apporto alla conoscenza delle basi sociali del fascismo.


Elisabetta Caroppo